Catechesi della Domenica - Parrocchia S.Nicandro V.M.

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Catechesi della Domenica

Catechesi
PARROCCHIA SAN NICANDRO
Petrulo di Calvi Risorta

ANNO LITURGICO 2015-2016 - Ciclo C

L’anno liturgico è il dispiegarsi dei diversi aspetti dell’unico mistero pasquale.
[ CCC 1171 ]

Siamo chiamati a vivere l’anno liturgico nell’impegno :
• ad abbandonare le opere delle tenebre,
• ad evitare le contese,
• a liberarci da ogni gelosia[Rom13,12-13].


Dalla domenica si è sviluppato l’anno liturgico,esplicitando i principali aspetti e momenti del mistero della salvezza. Sul tempo ordinario delle normali domeniche,gradualmente sono emerse le solennità e i tempi forti. Per prima è stata accentuata la domenica che segue il plenilunio dopo l’equinozio di Primavera ed è diventata la Pasqua annuale,la festa delle feste. Presto la Pasqua si è allargata al Triduo pasquale.
Successivamente si è prolungata nei cinquanta giorni del tempo pasquale fino alla Pentecoste e ha avuto una preparazione nel tempo della Quaresima. Infine,a somiglianza del ciclo di Pasqua,si è formato quello natalizio intorno alla festa di Natale,con l’Avvento come preparazione. In questo percorso annuale sono state inserite le feste della Vergine Maria e dei Santi per proclamare le opere meravigliose di Cristo nei suoi servi il mistero pasquale realizzato in loro. C d A 659.
Con un insieme armonioso di segni la comunità cristiana celebra il mistero pasquale,inserendolo nel ciclo annuale e giornaliero del tempo,perché si ridesti nella memoria,viva nel cuore,sia testimoniato nelle opere. C d A 662

L’Avvento
 come memoria della venuta del Verbo nella storia umana:e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Gv 1,14
 come attesa presente che dobbiamo realizzare favorendo la presenza di Cristo nella nostra vita,attesa attiva che si nutre della Parola e dell’Eucaristia,memoriale del sacrificio di Cristo e centro della vita personale, familiare e comunitaria:siate pronti con la cintura ai fianchi e la lucerna accesa…

Venga il tuo regno.
Il regno di Dio è presente e futuro,umile e nascosto; non sconvolge,ma valorizza la realtà quotidiana;sviluppa la sua efficacia silenziosamente,come un piccolo seme o un pugno di lievito;esige da noi il coraggio della fede e una paziente cooperazione. C d A 126
 come attesa della venuta ultima del Signore .che trasfigurerà il nostro misero corpo nel suo corpo glorioso.

INTRODUZIONE AL VANGELO DI LUCA


Il personaggio

Luca[Loukas,diminutivo del nome greco Loukios;in latino Lucius],forse originario di Antiochia di Siria,non sposato,convertitosi nel 43 d.C.,morto in Beozia all’età di 84 anni[notizie attendibili,ma non cortissime].
In Colossesi 4,14 viene citato ,nell’elenco dei compagni di viaggio di Paolo, come medico carissimo:”vi salutano Luca,il caro medico e Dema”.
Nella Lettera a Filemone Paolo lo presenta insieme a Marco,Aristarco e Dema,tra i suoi collaboratori[24];nella 2^ Lettera a Timoteo[4,11],Paolo si presenta come prigioniero a Roma in attesa del giudizio e dice:”solo Luca è con me”.
Testimone indiretto dei fatti che narra, per cui compie ricerche accurate su ogni circostanza e ne dà un resoconto accurato nel miglior greco di tutto il NT.
Uomo colto e storico scrupoloso:ha raccolto e studiato le fonti[fonti scritte:il Vangelo di Marco e una raccolta di detti e di fatti nota anche a Matteo;altre informazioni attinte da altri personaggi,testimoni oculari dei fatti o ad essi molto vicini].
Autore oltre che del Vangelo,anche degli Atti degli Apostoli.

Il Vangelo
È il terzo Vangelo,uno dei sinottici[gli altri due sono Matteo e Marco],così detti perché,per le loro somiglianze,possono essere letti in sinossi,cioè parallelamente.
Può essere definito un’opera di catechesi soprattutto per i cristiani provenienti dal paganesimo.
È ,tra i quattro,il Vangelo più lungo con le sue 19.404 parole.

Tema centrale
Gesù :il Salvatore,che dà compimento la storia della Salvezza;il centro della storia e della Salvezza che viene offerta a tutti,a partire dai poveri e dai peccatori ;che porta la gioia,la pace e i doni dello Spirito Santo;l’annunciatore della misericordia del Padre.

Il Prologo[1,1-4]
Nel Prologo troviamo il contenuto,le fonti utilizzate,il metodo seguito e lo scopo del Vangelo:
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi,come ce li hanno trasmessi coloro che furono testimoni oculari fin da principio e divennero i ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza,fin dagli inizi e di scriverne un resoconto accurato per te,illustre Teofilo , in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Lo scopo di Luca è,quindi,quello di fare un resoconto ordinato dei fatti che sono accaduti sulla base della testimonianza di coloro che ne hanno fatto un’esperienza diretta e dare a Teofilo la conferma della solidità degli insegnamenti che ha ricevuto[o delle notizie che su tali fatti gli sono giunte].
Temi fondamentali.
Gesù è:
1. l’amico dei pubblicani e dei peccatori [15,2];
2. il profeta che conclude la rivelazione;
3. il pellegrino in marcia verso Gerusalemme.

L’amore:
1. Dante definì Luca scriba mansuetudinis Christi [srittore della mansuetudine di Cristo].
2. Il discorso della pianura o discorso del regno [6,17-49];
3. la parabola del Samaritano [10,29-37];
4. le parabole della misericordia di Dio:
• Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una…
• Quale donna se ha dieci dramme e ne perde una…;
• Un uomo aveva due figli il più giovane disse al padre:padre dammi la parte del patrimonio che mi spetta…[15,1-32]

La povertà:
beati voi,poveri;Lazzaro;la vedova che dà tutto quello che ha;non potete servire a Dio e a mammona ;come è difficile per un ricco entrare nel regno di Dio.

La rinuncia e il distacco:
• per seguire Cristo la rinuncia deve essere radicale.
• chi ha messo mano all’aratro e si volta indietro,non è adatto per il regno di Dio [9,62];
• se qualcuno vuol venire dietro a me,rinneghi se stesso,prenda la sua croce ogni giorno e mi segua[9,23].


La gioia: espressa soprattutto nel capitolo 15^.

La preghiera:
Gesù viene presentato come il grande orante e in dialogo con il Padre[3,21;5,16;6,12;9,18;9,28;11,2;22,40-46;23,46].

Itinerario
• il Prologo[1,1-4];
• i Racconti dell’infanzia o meglio ,secondo la terminologia lucana,Vangelo delle origini,rispettivamente di Giovanni Battista,il profeta, e di Gesù;
• il Messia Figlio di Dio[1^ parte,capitoli 1,5-2,52];
• l’attività di ministero in Galilea[2^parte,capitoli 3,1-9,50];
• il Viaggio verso Gerusalemme[3^parte,capitoli 9,51-18,14];
• il Compimento della Salvezza e apparizioni a Gerusalemme[4^parte,capitoli 18,15-24,53].

I tratti distintivi dei discepoli
• Ascolto della Parola di Dio;
• preghiera fiduciosa e perseverante;
• accoglienza gioiosa del Vangelo;
• distacco generoso dai beni terreni.






LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Domenica del tempo di  Avvento Anno C
[Geremia 33,14-16;1 Tessalonicesi 3,12 – 4,2;Luca 21,25-28. 34-36]
29.11.2015

Il Signore viene,andiamogli incontro!

Nell’Attesa della venuta del Signore.

Iniziamo oggi un nuovo anno liturgico che possiamo definire ,” il dispiegarsi dei diversi aspetti dell’unico mistero pasquale”  e che  siamo chiamati a vivere   nell’impegno :ad abbandonare le opere delle tenebre, ad evitare le  contese,a liberarci da ogni gelosia .

Il termine Avvento,dal latino “adventus”, significa “venuta”,ma nell’accezione più diffusa significa “attesa” e siamo chiamati a celebrarlo:
• come memoria della venuta del Verbo nella storia umana:”E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” ;
• come attesa presente, che dobbiamo realizzare favorendo la presenza di Cristo nella nostra vita:un’attesa attiva che si nutre della Parola e dell’Eucaristia,memoriale del sacrificio di Cristo e centro della vita personale, familiare e comunitaria:”Siate pronti con la cintura ai fianchi e la lucerna accesa”;
• come attesa della venuta ultima del Signore “Che trasfigurerà il nostro misero corpo nel suo corpo glorioso”.
L’Avvento è il tempo liturgico di preparazione al Natale  e perciò è tempo di gioia,tempo di conversione all’Amore e nell’amore,è tempo di cammino di fede,di preghiera,di silenzio interiore,di ascolto della Parola di Dio con Maria.

Attesa,dal latino “ad – tendere”,significa orientare la mente e il cuore a Cristo che viene ogni giorno nella nostra vita:viene nel fratello che soffre,viene nelle difficoltà della vita,viene per liberarci dalle tenebre del peccato e dell’errore,viene per farsi compagno di strada.

La prima lettura ci rimanda alla prima venuta di Cristo con questa pagina del profeta Geremia, che tradizionalmente viene interpretato in chiave messianica:Cristo è il germoglio di giustizia che sboccia sull’albero di Davide;il brano del Vangelo ,invece,ci offre all’orizzonte l’ultima venuta di Cristo.

Tra la prima venuta e l’ultima c’è il tempo della Chiesa,il tempo della nostra vita terrena durante il quale Cristo viene a visitarci,perché la sua prima venuta,quella storica nella carne,non sia inutile per noi e perché l’ultima,quella storica nella gloria,non sia per noi di condanna,ma di salvezza piena ed eterna.

Disponiamoci alla visita personale di Cristo con l’ascolto della Parola di Dio;con la preghiera personale e liturgica e con l’esercizio della carità
Seconda Domenica del tempo di  Avvento Anno C
[Baruc 5,1-9;Filippesi 1,4-6.8-11;Luca 3,1-6]

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

“Va piangendo colui che porta il seme da spargere,mentre viene con gioia colui che porta i suoi covoni” .

Queste parole del salmo rappresentano la sintesi e il messaggio che la liturgia della Parola di questa seconda Domenica di Avvento ci offre.

Gli Ebrei del Regno di Giuda,costretti a prendere la via penosa e dura  dell’esilio in Babilonia nel 587,ora,dopo circa settant’anni, ritornano in patria cantando inni di gioia .

L’esilio è figura dell’uomo che si allontana da Dio e va errando in terre straniere attratto da chimere che lasciano l’amaro in bocca e il vuoto nell’anima.

Il ritorno in patria è figura del nostro ritorno a Dio:un ritorno nella gioia del pentimento,della conversione e del ritrovato bisogno dell’amore del Padre.

Andrò da mio padre e gli dirò:Padre ho peccato contro il cielo e contro di te[…] .

Questo proposito del “figliol prodigo ” sia anche il nostro ogni giorno e in modo particolare durante questo tempo di Avvento:tempo di speranza,tempo di attesa,tempo di accoglienza:aspettiamo ed accogliamo Cristo che viene a visitarci.

La nostra attesa del Signore non è un’attesa passiva:mi siedo e aspetto,bensì attiva:un’attesa che ci vede impegnati nel preparare la via del Signore,nel raddrizzare i suoi sentieri .

Ci prepariamo ad accogliere il Signore nell’ascolto della sua parola,nella preghiera personale e liturgica,soprattutto partecipando all’Eucaristia domenicale, e nell’esercizio della carità.

L’apostolo Paolo ci esorta a crescere nella carità fraterna  che è “il distintivo del cristiano,la sintesi di tutta la sua vita:di ciò che crede e di ciò che fa” ;la carità è lo spessore spirituale del cristiano,è l’unico dono che rimane in eterno,perché Dio è amore e noi saremo simili a lui,in comunione perfetta con lui.

Particolare sollecitazione a questo impegno di attesa e di conversione ci viene dall’imminente inizio del Giubileo della Misericordia,durante il quale siamo chiamati ad incontrare la misericordia di Dio nel silenzio del cuore e della mente,affinchè,pur rimanendo impegnati nelle cose di questo mondo,non rallentiamo il nostro cammino verso al Signore che viene.

Solennità dell’Immacolata Vergine Maria
[8 Dicembre 2015]

Due donne a Confronto: Eva e Maria

Eva:
• è la madre degli esuli,perché si è esiliata dal paradiso e con lei tutto il genere umano;
• è l’antagonista del Signore,perché cede alla tentazione di essere come Dio;
• è l’incredula,perché non crede alla parola di Dio che la mette in guardia circa gli effetti del mangiare il frutto dell’albero che sta nella parte interna del giardino;
• è la disobbediente,che diviene causa della perdizione per sé e per tutto il genere umano.

Maria:
• è la madre dei cittadini,perché con il suo “sì” ha contribuito a renderci cittadini del cielo;
• è la “serva” del Signore,perché tale si riconosce dinanzi a Dio:non la schiava strisciante e paurosa,ma la donna che liberamente e gioiosamente si rende disponibile acchè la parola del Signore si realizzi in lei:”Ecco,sono la serva del Signore,avvenga di me quello che hai detto”;
• è la credente,infatti chiede spiegazione all’angelo che le annunzia la nascita di un figlio,perché il suo proposito è quello di rimanere vergine:”Come è possibile?,Non conosco uomo”;ma crede nella parola dell’angelo che le dice:”Non temere,Maria,hai trovato grazia presso Dio”;
• è l’obbediente e ,obbedendo,diviene causa della salvezza per sé e per tutta l’umanità.
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Definizione del dogma dell’Immacolata Concezione.

“La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione,per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente,,in previsione dei meriti di Gesù Cristo,Salvatore del genere umano,è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale.”
[Pio IX,Ineffabilis Deus,1854]

Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha sottolineato che Maria non è solo immune dal peccato originale,ma fin dall’inizio è stata adornata degli splendori di una singolarissima santità[LG,58].

Anche Maria ha avuto il suo personalissimo cammino di fede e ha serbato fedelmente la sua unione col Figlio fino ai piedi della croce[[LG,58];ed è cresciuta nella santità:libera dal peccato originale e gratificata di doni eccezionali,ha progredito con passo spedito.
Non ha conosciuto ritardi e deviazioni come noi,non ha commesso peccati personali.
A ragione il popolo cristiano la venera come la tutta santa.[CdA,765]




Terza Domenica del tempo di  Avvento Anno C
[Sofonia 3,14-18; Filippesi 4,4-7;Luca 3,10-18]

Gioia e impegno
Rallegratevi,il Signore è vicino.

Le parole del profeta Sofonia  risuonano oggi nella nostra assemblea e ci portano un messaggio di gioia nelle ansie,nelle paure  e nelle tristezze dei nostri tempi:gioisci,rallegrati,esulta,perché il Signore Dio è in mezzo a te e non ti abbandona.

Lo stesso invito alla gioia ci viene anche dall’apostolo Paolo:siate sempre allegri nel Signore.
L’invito è quello di vedere la presenza di Dio in tutti gli avvenimenti della vita:in quelli lieti,in quelli meno lieti e in quelli tristi.
Nel brano del Vangelo Giovanni ci richiama all’impegno a spianare la via al Signore che viene,a riempire di contenuto autenticamente cristiano la nostra esistenza.

Questi due inviti,quello alla gioia di Sofonia e di Paolo e quello all’impegno di Giovanni,sembrano contrastanti,ma non lo sono.
La vera gioia,infatti,non la troviamo a buon prezzo al mercato per comprarla e viverla,ma dobbiamo conquistarla ogni giorno con un impegno di vita responsabile.

Ogni giorno anche noi dobbiamo porci la domanda:che devo fare?
Che devo fare in questo momento di dolore,di angoscia,di smarrimento?
Che devo fare per instaurare un dialogo sereno e fruttuoso con i miei figli?
Che devo fare per riconciliarmi con le persone che mi hanno fatto un torto o a cui ho fatto un torto?
Che devo fare per scuotermi dal torpore spirituale che mi ostacola il dialogo sereno,gioioso e fiducioso con Dio?
Che devo fare perché la gioia torni ad abitare nel mio cuore?

La risposta a questi e a tanti altri perché è una sola ed è sempre la stessa:camminare nella via  dell’amore,che è giustizia,che è solidarietà,che è perdono,che è donazione,e questo è possibile solo e nella misura in cui ci svuotiamo del nostro “io” per lasciarci possedere dall’Io di Dio.

L’essere in Dio dà senso autentico alla nostra esistenza,ci tira fuori dalla palude delle nostre miserie e debolezze,dall’illusione delle effimere e false gioie terrene e ci eleva nel cielo della gioia vera,che non tramonta: la gioia del figlio che torna alla casa del Padre:mio canto,mia gioia,mio sorriso è il Signore.

Il sorriso di Dio è bello,ci illumina e ci riscalda,ma al sorriso di Dio dobbiamo rispondere con l’affabilità:la vostra affabilità,dice l’apostolo Paolo sia nota a tutti gli uomini, e l’affabilità è figlia della serenità,della dolcezza,della tranquillità,tutte virtù che ci vengono dalla certezza che siamo di Cristo e ci sforziamo di vivere con lui e con i fratelli.
Soprattutto in quest’Anno Santo della Misericordia viviamo nella certezza che da Dio non abbiamo mai nulla da temere e sempre tutto da ricevere:il Suo amore supera ogni nostra debolezza ed ogni nostro peccato. Questo è il motivo della nostra gioia!.

Quarta Domenica del tempo di  Avvento Anno C
[Michea 5,1-4;Ebrei 10,5-10;Luca 1,39-48]

Maria,madre nella Fede e nella carità.


Chi si umilia sarà esaltato :questo sembra essere il messaggio centrale della liturgia della Parola di questa Domenica, che precede il Natale e il messaggio del Natale stesso.

Betlemme è tanto piccola da non poter essere considerata neanche un villaggio di Giuda ed è scelta da Dio per essere il luogo dove nascerà il Messia annunziato dai profeti;Maria è “la serva del Signore”,umile e nascosta fanciulla di Nazaret,ed in lei Dio opera grandi cose;Elisabetta,donna anziana e detta sterile,rassegnata alla volontà di Dio che sembra averle negato un figlio,nella sua vecchiaia dà alla luce il Precursore di Gesù;umili e malvisti sono i pastori a cui gli angeli annunciano la nascita di Gesù.

Dio sembra chinarsi sulla fede umile e sull’umiltà generata dalla fede!

Oggi  fissiamo lo sguardo su Maria:l’angelo la saluta piena di grazia,le annunzia il mistero che sta per compiersi in lei:concepirai un figlio,lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù e Maria risponde:ecco la serva del Signora,avvenga per me secondo la tua parola.

È  una risposta di fede umile e coraggiosa al tempo stesso: umile:sono la serva del Signore,ma nel tempo stesso coraggiosa,perché questo suo sì alla volontà di Dio la mette in una situazione drammatica rispetto allo sposo Giuseppe,rispetto ai genitori,Gioacchino ed Anna e rispetto all’ambiente.

È una risposta di fede che la incammina verso un futuro misterioso,che le si svela man mano che lo vive,da Betlemme  al Calvario:è la via dolorosa,ma poi c’è la Pasqua e la Pentecoste.

È una risposta di fede con la quale si abbandona tra le braccia di Dio  e si apre ai bisogni dei fratelli:va a far visita ad Elisabetta sua parente,la quale nella sua vecchiaia aspetta un figlio:si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,in una città di Giuda.
Questa andare in fretta è un andare deciso,sicuro,gioioso,senza remore e senza calcoli.
Questo deve essere il nostro andare verso chi ha bisogno,memori delle parole che sentiremo pronunciare da Gesù nel giudizio finale:tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me .

Maria è la credente per eccellenza,è colei che ci mostra la via  e ci ottiene la grazia per poter vivere la nostra fede con umiltà e  coraggio.

Maria c’insegna che la fede è essere certi di essere amati da Dio,è liberazione dalla solitudine e dall’angoscia del nulla,è disposizione ad accettare noi stessi e ad amare gli altri,è nutrirsi della preghiera e dei Sacramenti,è abbandonarsi tra le braccia della Misericordia del Padre.

NATALE DEL SIGNORE Anno C
[Isaia9,1-3. 5-6;Tito 2,11-14;Luca 2,1-14]]
[Messa della notte]

È la notte della  luce e della pace

Un canto natalizio ci fa chiedere al bambino Gesù luce e pace:luce dona alle menti,pace infondi nei cuori.

La liturgia della Parola ci fa dire:il popolo che camminava fra le tenebre  vide una grande luce;su coloro che abitavano in terra di tenebra una grande luce rifulse;la luce risplende oggi sopra di noi;vi annunzio una grande gioia:oggi  è nato per voi il Salvatore.

La luce e l pace sono i doni natalizi per eccellenza:doni dati,ma,purtroppo, non sempre accettati e questa è una nostra responsabilità:siamo desiderosi di pace,ma la cerchiamo nelle alchimie di una politica parolaia e vuota anziché in un impegno serio nella ricerca del bene comune;siamo desiderosi di luce,ma la cerchiamo dove non c’è,nelle fiammelle dei nostri pensieri e dei nostri desideri anziché in Colui che è la luce del mondo .

Cristo è la luce degli uomini,la luce splende nelle tenebre e le tenebre non la comprendono e non l’accolgono.

Gesù nasce nel buio della notte! Nella notte l’uomo è solo,pauroso,smarrito,che ha bisogno di una luce che squarci le tenebre e gli indichi la via.

La notte di Natale è la notte che annulla le tenebre ed inaugura il giorno per sempre ,è la notte che richiama e conclude le grandi notti della storia della Salvezza:la notte della creazione:Dio disse:sia la luce e la luce fu  ;la notte dell’alleanza con Abramo:quando,tramontato il sole,si era fatto buio fitto,ecco un braciere fumigante e una fiaccola ardente  passare in mezzo agli animali divisi. In  quel giorno il Signore concluse l’Alleanza con Abramo  ;la notte della liberazione dall’Egitto:è la Pasqua del Signore! In quella notte io passerò per la terra d’Egitto  .

La poesia del Natale non deve estraniarci dalla realtà della sofferenza di ieri e di oggi.

In questa notte santa troviamo  Maria e Giuseppe nel faticoso cammino dalla Galilea alla Giudea,a Betlemme, nella città di Davide,per farsi registrare:per quanti anche oggi il cammino della vita è un cammino stancante,faticoso,deludente,angosciante;troviamo i pastori,poveri senza fissa dimora,che vivono ai margini della cosiddetta società bene:quanti anche oggi sono costretti a vivere  nella povertà,nell’abbandono,nella solitudine,esclusi ;troviamo una stalla,una mangiatoia nella stalla,un bambino in una mangiatoia:per chi guarda spinto solo dalla curiosità si tratta di un quadretto  teneramente commovente,ma se ci lasciamo penetrare dalla realtà  di ieri e di oggi,il quadretto diventa invito alla riflessione e impegno di solidarietà.
Vi auguro un santo Natale nella serenità e nella  gioia intima della vostra famiglia.
Un augurio e un abbraccio particolare ai malati, agli anziani,agli emarginati.


NATALE DEL SIGNORE Anno C
[Messa dell’aurora]
[Isaia 62,11-12;Tito 3,4-7;Luca 2,15-20]

Andare senza indugio – Tornare con fiducia.

Nella narrazione della nascita di Gesù l’evangelista Luca insiste molto sull’andare:l’andare in fretta di Maria presso l’anziana cugina Elisabetta,l’andare faticoso ma deciso di Giuseppe e Maria a Betlemme,l’andare senza indugio dei pastori alla ricerca del bambino Gesù.

Questo andare è preceduto sempre da un annuncio:Maria parte in fretta dopo l’annuncio dell’angelo;Giuseppe e Maria partono rispondendo all’editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento;i pastori vanno dopo l’annuncio dell’angelo:”oggi nella città di Davide vi è nato un Salvatore”.

Fermiamoci un momento sul brano del Vangelo.

I pastori ascoltano,vanno,trovano il bambino e diventano annunciatori di ciò che hanno udito dall’angelo. Tutti coloro che li ascoltano restano meravigliati;Maria conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore;infine i pastori se ne tornano glorificando e lodando Dio.

La fede è un ascoltare la Parola di Dio,custodirla e meditarla,per metterla in pratica;è  un andare senza indugio, in fretta,senza calcoli,senza paura per incontrare Gesù nell’Eucaristia,nei Sacramenti,nella preghiera personale,nel fratello che soffre:che ha fame,che ha sete,che è nudo,che è malato,che è emarginato;è un tornare sempre alla casa del Padre,che è la casa della Misericordia.

Anche noi  andiamo davanti  al Dio – bambino per osservare,per ascoltare,per stupirci,per conservare e meditare,per tornare nelle nostre case,ai nostri impegni quotidiani e testimoniare con la vita l’amore Di Dio che si fa uomo per ricondurre a sé l’umanità che brancola nelle tenebre del peccato e dell’errore .

[Messa del Giorno]
[Isaia 52,7-10;Ebrei 1,1-6;Giovanni 1,1-18]

La gioia

Il profeta Isaia canta la gioia per la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù babilonese nel 538 a. C. ad opera del re di Persia Ciro,chiamato l’unto del Signore,perché scelto da Dio per liberare il suo popolo.
La Lettera agli Ebrei alla gioia della Salvezza annunciata per mezzo dei profeti sostituisce la gioia più grande della Salvezza annunciata e realizzata per mezzo del Figlio.
Giovanni,l’evangelista teologo,ci aiuta ad entrare nel mistero del rapporto tra il Padre e il Figlio e del Figlio con gli uomini:Il Verbo èvicino al Padre,ma è anche rivolto verso il Padre in atteggiamento di ascolto e di obbedienza;il Verbo è eternamente generato dal Padre, è l’Uguale e il Differente dal Padre:l’Uguale nella natura,il Differente nella Persona; il Verbo si è fatto carne;il Verbo è la luce che splende su ogni uomo,le tenebre cercano di eliminare la luce,ma non l’hanno vinta.

Prima Domenica di Natale Anno C
SANTA FAMIGLIA di NAZARETH
[Siracide 3,2-6.12-14;Colossesi 3,12-21;Luca 2,41-52]

La  Famiglia è la scuola dell’amore,
della conoscenza di Dio,
della  rispetto della vita e della dignità dell’uomo.

La liturgia della Parola ci presenta aspetti diversi della vita della famiglia.
Il Libro del Siracide si rivolge in particolare ai figli e con toni vibranti ricorda il quarto comandamento:onora il padre e la madre.

Il termine onorare nel linguaggio biblico implica non solo amore,ma aiuto concreto,rispetto,premura,venerazione.

Chi non onora il padre e la madre manca di rispetto a se stesso;chi non si riconosce nel padre e nella madre non riconosce se stesso,falsifica la propria identità,si guarda in uno specchio deformante,pensando di essere più bello.

L’albero che volesse tagliare le proprie radici sarebbe destinato a cadere,così il figlio che non si riconoscesse nelle radici dei genitori è destinato ad una fragile esistenza di solitudine interiore.

L’onore,dice Nietzsche,non è di oggi,esso è una virtù antica,quello proprio e quello tributato ai genitori.

L’apostolo Paolo si rivolge alle mogli per ricordare il dovere della sottomissione al marito,ma nel tempo stesso si rivolge ai mariti  per esortarli ad amare le proprie mogli,a   non soggiogarle,a  non angustiarle,a non rendere ad esse la vita penosa e triste ; si rivolge ai figli per richiamarli all’obbedienza verso i genitori e si rivolge ai genitori per ricordare che i figli non sono  proprietà,non possono essere plasmati a propria immagine e somiglianza,ma devono realizzarsi nella identità di persone uniche ed irripetibili.  

Il brano del Vangelo di Luca ci presenta la Famiglia di Nazaret in una circostanza particolare:la visita al tempio di Gerusalemme durante il viaggio annuale quando Gesù ha dodici anni ed entra nella pienezza della responsabilità di fronte alla legge e di fronte alla religione.

Gesù elude la presenza  dei genitori e  si ferma nel Tempio  a discutere con i dottori della Legge:seduto in mezzo ai dottori li ascoltava e li interrogava.

Dopo tre giorni Maria e Giuseppe ritrovano il figlio e Maria gli fa un premuroso,amorevole rimprovero:figlio,perché ci hai fatto questo? Ecco,tuo padre ed io angosciati ti cercavamo.
E Gesù risponde: perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?

Con queste parole Gesù fa la sua prima grande auto rivelazione,ma le sue  sono parole umanamente non comprensibili  e, infatti, Maria e Giuseppe non le comprendono,ma le accettano e Maria conserva tutte queste cose nel suo cuore.

Solennità della Beata Vergine Maria Madre di Dio
[Numeri 6,22-27;Galati 4,4-7;Luca 2,16-21]
[49^ Giornata mondiale della pace]


Vinci l’indifferenza e conquista la pace

Oggi,primo giorno  dell’anno nuovo, la Chiesa ci chiama a celebrare la solennità  liturgica della divina maternità di Maria  e  la Giornata mondiale della pace,voluta e istituita dal beato Paolo VI nel 1967.

Contempliamo Maria nella sua divina maternità.

Maria è la madre di Gesù:che è il Verbo fatto carne nel suo seno verginale, che è il Figlio di Dio, che è Dio:l’apostolo Paolo scrivendo ai Galati dice: Quando venne la pienezza del tempo,  Dio mandò il suo Figlio nato da  donna ,nato sotto la legge .[ Gal 4,4.]

Maria,  perciò, è stata solennemente proclamata  madre di Dio dal Concilio di Efeso nel 431.

Maria,Madre di Dio,è la Donna del “Sì”,la Donna del Silenzio,la Donna della meditazione:l’evangelista Luca al termine della narrazione della visita dei pastori annota:Maria da parte sua conservava tutte queste cose ,  meditandole nel suo cuore .

Conservare nella memoria e nel cuore gli avvenimenti significa non viverli separati ,ma farne unità attraverso la meditazione,cioè quella riflessione profonda che ci fa cogliere in Dio il senso della vita e dei suoi accadimenti,per farne esperienza sempre positiva.

Il tema voluto da papa Francesco per questa 49^ giornata Mondiale per la Pace è:”Vinci l’indifferenza e conquista la pace”.

La pace è sì un dono messianico,la salvezza operata da Gesù,la riconciliazione dell’uomo con Dio,ma è anche un valore umano che va’ conquistato e per farlo non basta conoscere i mali  del nostro tempo,ma bisogna vincere l’indifferenza che c’è nei confronti di questi mali.
Il semplice conoscere i problemi non è risolverli,è necessario non rimanere indifferenti,ma filtrarli nelle fibre del proprio cuore,perché solo così si trova la forza necessaria per contribuire a risolverli.

Tutti siamo chiamati ad essere “operatori di pace”,cercando innanzitutto la pace con Dio con un atto di conversione,per accogliere il dono della Sua misericordia;operando per assicurare in famiglia un clima di serenità;intessendo rapporti cordiali con tutti.




Seconda Domenica di Natale Anno C
[Siracide 24,1-4.8-12;Efesini 1,3-6.15-18;Giovanni 1,1-18]

Il Viaggio

La liturgia della Parola di questa seconda Domenica del tempo di Natale ci invita alla meditazione del senso profondo del Natale e lo fa con la categoria del “Viaggio”:il viaggio della Sapienza di Dio,il viaggio del Verbo e il viaggio del cristiano.

La prima lettura,dal Libro del Siracide ,ci fa incontrare la Sapienza  che si fa Parola,esce dalla bocca di Dio e crea tutte le cose,poi lascia la sua casa,attraversa i cieli e le nubi,e si mette in viaggio verso la terra,dove prende dimora in Gerusalemme.

Un popolo,Israele,si stringe attorno ad Essa e intraprende il cammino verso la tenda santa,simbolo della presenza di Dio in mezzo al popolo.

Anche noi,popolo di Dio,siamo invitati a lasciarci guidare dalla Parola dell’Altissimo e a non perderci tra le acque del fiume in piena delle tante sciocche, inutili parole umane.

L’apostolo ed evangelista Giovanni ancora una volta ci stupisce con “l’Inno al Verbo” di Dio, che è Dio: Egli,per mezzo del quale tutto è stato fatto e senza di Lui non è stato fatto nulla di ciò che esiste,lascia la dimora presso il Padre,si fa carne nel seno della Vergine Maria e viene ad abitare in mezzo a noi,per rischiarare le tenebre dell’errore e spezzare le catene del peccato.

L’apostolo Paolo prega oggi per noi come pregò per i cristiani di Efeso :”affinchè il Dio del Signore nostro Gesù Cristo,il Padre della gloria ci doni uno spirito di sapienza e di rivelazione per meglio conoscerlo”,per meglio cercarlo.

Il viaggio dell’uomo verso Dio è un viaggio di conoscenza ,un viaggio di fede,un viaggio di amore come risposta all’amore di Dio,un viaggio non facile,non continuo,non lineare,un viaggio che registra rallentamenti,soste,cadute,riprese,slanci e poi ancora rallentamenti,soste e cadute;un viaggio che da soli non possiamo portare a termine,ma noi non siamo soli,Dio è con noi e ci tende la mano. Sta a noi prendere la mano di Dio o andarcene per conto nostro brancolando di tenebra in tenebra.

Il viaggio del Verbo dalla casa presso il Padre alla grotta di Betlemme segna l’inizio del nostro viaggio dalle tenebre alla luce,dal peccato alla grazia.

Il nostro è un viaggio di continuo ritorno alla casa del Padre,è un lasciare per trovare,è un cammino di continua conversione,è una ricerca continua di Dio,perché si cerca Dio per trovarlo e si trova per  meglio cercarlo .


Epifania del Signore  Anno C
[Isaia 60,1-6;Efesini 3,2-3;Matteo 2,1-12]]
Giornata mondiale dell’infanzia missionaria

Guardiamo i nostri bambini e facciamo un gesto di amore
verso l’infanzia missionaria.

Iniziamo la nostra breve riflessione rileggendo alcuni versetti del brano del Vangelo di Matteo che la Chiesa ci fa proclamare in questa Solennità liturgica dell’Epifania del Signore :alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano:dov’è il neonato re dei Giudei,poiché  abbiamo visto la sua stella  in oriente e siamo venuti per adorarlo. Al vedere[rivedere]la stella ,essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono e gli  offrirono in dono oro,incenso e mirra.  

I Magi, sacerdoti dell’antica religione iraniana, nella tradizione sono diventati re –magi,in numero di tre: Gaspare,Melchiorre e Baldassarre,uno bianco,uno giallo e uno nero;nella teologia  rappresentano i popoli in cammino verso Cristo: un viaggio di fede e di conversione.

Un viaggio illuminato dalla stella,che è segno del Messia e,perciò ,il cammino della Fede e della conversione è illuminato dalla luce che è Cristo.  Un viaggio difficile,pieno di insidie,che talvolta ci oscurano il cammino. Un viaggio di conversione,che impegna la vita e continuamente ci chiama:a lasciare,a ricercare,a seguire.

 A lasciare gli orpelli quotidiani che ci appesantiscono e,talvolta,c’impediscono il cammino di crescita spirituale; a ricercare la verità del cuore, lasciandoci illuminare dalla fede, per cogliere il senso profondo degli eventi e della vita; a seguire Cristo camminandogli dietro,mai avanti e permettendogli di prenderci in braccio nei momenti di maggiore debolezza spirituale.

Un viaggio la cui meta ,già raggiunta in Cristo,si concretizza in noi,  giorno dopo giorno,nella speranza,fino al suo compimento finale.

Il Messaggio che questa Solennità liturgica ci lascai è questo:non basta la conoscenza della mente per riconoscere Cristo,è necessaria la conoscenza del cuore,la sapienza,il desiderio dell’incontro.

I sommi sacerdoti e gli scribi conoscono materialmente  le Scritture e sanno dove deve nascere il Messia:”e tu,Betlemme,terra di Giuda,non sei  la più piccola tra i  capoluoghi di Giuda. Da te uscirà un capo che pascerà il mio popolo,Israele”,ma non riconoscono il Messia in Gesù,perchè non sono pronti all’incontro con lui.



Il BATTESIMO di GESU’
[Isaia 42,1-4.6-7;Atti degli Apostoli 10,34-38;Luca 3,15-16.21-22]

Umiltà nella Verità

Gesù manifesta la sua divinità nell’umiltà della natura umana:il Giorno dell’Epifania Gesù,nella debolezza propria del bambino, manifesta la sua divinità ai Magi,il quali “prostratisi lo adorarono”;oggi,giorno del battesimo,manifesta la sua divinità a Giovanni e ai peccatori con i quali solidarizza lasciandosi anch’Egli battezzare da Giovanni; commensale al banchetto nuziale di Cana,manifesta la sua divinità ai discepoli che credono in lui.

La vera grandezza dell’uomo è nell’essere e nel riconoscersi ciò che è:peccatore e santo e nella responsabilità di realizzarsi nella chiamata alla santità.
“Non ti ho fatto-dice il Creatore all’uomo- né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché tu, come se di te stesso fossi il libero e sovrano creatore, ti plasmi da te secondo la forma che preferisci. Tu potrai degenerare abbassandoti sino agli esseri inferiori che sono i bruti, oppure, seguendo l’impulso del tuo animo, rigenerarti elevandoti agli spiriti maggiori che sono divini” .

Fermiamo l’attenzione sul brano del Vangelo: l Padre presenta Gesù come il Figlio prediletto,cioè come l’Unigenito:Tu sei il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto.
La manifestazione avviene attraverso due segni:la colomba e la voce del Padre.
La colomba è il simbolo dello spirito di Dio che viene effuso in pienezza sul Messia,secondo la profezia di Isaia:su di Lui si poserà lo spirito del Signore,spirito di sapienza e d’intelligenza,di consiglio e di fortezza,di conoscenza e di timore del Signore[1,2] .
La voce presenta due testi dell’Antico Testamento: il primo è “Tu sei il mio figlio,oggi ti ho generato  e il secondo del profeta Isaia” Ecco il mio servo che io sostengo,ecco il mio eletto in cui mi compiaccio  .
Gesù viene così presentato come il Messia- re e come il Messia- Servo.

Giovanni predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati […].
Facendosi battezzare da Giovanni Gesù:accetta ed inaugura la sua missione di Servo sofferente,si lascia annoverare tra i peccatori,accetta, per amore, il battesimo di morte per la remissione dei nostri peccati.
Il battesimo è,per noi,comunione con Dio e con i fratelli:Dio nel mistero del battesimo si china sull’uomo;ci viene incontro e in questo modo ci avvicina gli uni agli altri. Ci aggrappiamo al Signore risorto e sappiamo che lui ci tiene saldamente anche quando le nostre mani si indeboliscono. Ci aggrappiamo  alla sua mano e così teniamo le mani anche gli uni degli altri,diveniamo un unico soggetto.   
Il battesimo ci apre la porta dell’eternità beata attraverso la quale dobbiamo entrare ogni giorno.




Seconda Domenica del Tempo Liturgico  Ordinario. Anno C
[Isaia 62,1-5;1 Corinzi 12,4-11;Giovanni 2,1-12]
[Le nozze di Cana di Galilea]

L’Ora di Gesù!


Ci troviamo oggi a Cana di Galilea,piccolo villaggio a sei chilometri da Nazaret,nella gioia di un banchetto nuziale.  Qualcosa non va:manca il vino.  Maria se ne accorge e si rivolge al Figlio. Gesù le risponde:”Non è ancora giunta la mia ora”,ma poi il miracolo si compie.

Che senso ha questa espressione di Gesù? Qual è la sua ora?

Gesù,vero uomo,si manifesta nella sua divinità gradualmente:si manifesta ai Magi nella fragilità di un bambino;si manifesta a Giovanni confondendosi con i peccatori che vanno da lui per farsi battezzare;si manifesta oggi, con questo primo miracolo, ai discepoli che iniziano a credere in lui e danno inizio alla Chiesa,Comunità dei credenti in Cristo.

Ma la manifestazione ultima e definitiva sarà sulla croce e perciò “l’Ora di Gesù” è l’Ora della morte e della risurrezione.

Il banchetto nuziale di Cana richiama il rapporto tra l’uomo e Dio presentato  da Isaia come un rapporto nuziale,nel quale si stigmatizza l’infedeltà dell’uomo e si mette in risalto la fedeltà di Dio,che no smette mai di amare il suo popolo.

Il racconto delle nozze di Cana,che troviamo solo in Giovanni, mette a fuoco due personaggi e tre simboli.

I personaggi sono Maria e Gesù in ordine narrativo,che però diventano Gesù e Maria in ordine di importanza. Sono gli stessi personaggi che ritroveremo  sul Calvario.

Qui è Maria che si rivolge a Gesù per dirgli che nel bel mezzo del banchetto è finito il vino:”Non hanno più vino”;sul Calvario è Gesù che si rivolge alla madre con lo stesso titolo con la quale la chiama oggi:”donna”.
Gesù morente si rivolge alla madre che sta ai piedi della croce insieme a Giovanni,il discepolo prediletto, e le dice:”Donna,ecco tuo figlio”.

I simboli sono tre:il banchetto nuziale,il vino e l’ora.

Il banchetto nuziale è, nella Bibbia, un simbolo messianico ;il vino è simbolo della gioia e della speranza;la gioia e la speranza del popolo che attende il Messia.
Il profeta Isaia mette insieme questi due simboli quando dice:”il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli,su questo monte,un banchetto di grasse vivande,un banchetto di vini eccellenti,di cibi succulenti,di vini raffinati. Eliminerà la morte per sempre;il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto”.
Il terzo simbolo  è quello dell’ora,che,come già detto, in Giovanni è il simbolo della morte e della risurrezione di Gesù.
L’Ora di Gesù è l’ora del cristiano,chiamato a morire in Cristo per risorgere in Lui,per Lui e con Lui.


Terza Domenica del Tempo Liturgico  Ordinario. Anno C
[Neemia 8,2-4.5-6.8-10;1 Corinzi 12,12-31;Luca 1,1-4;4,14-21].

La  Parola di Dio è fonte di gioia

In questa Domenica la liturgia della Parola ci invita ad una profonda riflessione sulla  Parola di Dio e la facciamo in tre momenti, che si ispirano a tre “scene”.

La prima scena ci viene offerta dall’autore ignoto del Libro di Neemia,governatore inviato a Gerusalemme da Artaserse I per la ricostruzione di Gerusalemme dopo l’esilio babilonese.

Siamo in un mattino luminoso del mese di Settembre, probabilmente del’anno 444, nello spiazzo del Tempio della Gerusalemme ricostruita dopo la triste esperienza dell’esilio babilonese. C’è  una folla immensa di uomini,donne e  bambini.

Lo scriba Esdra,guida spirituale di Israele,si alza in piedi,prende  il rotolo del Libro e proclama la Legge di Mosè dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno.

Esdra legge e i leviti spiegano la Parola in  modo che il popolo possa comprendere. Tutti piangono,ma di gioia.

Troviamo qui gli atteggiamenti che devono accompagnare la proclamazione della Parola di Dio:leggere,spiegare,comprendere.

La comprensione della parola di Dio è finalizzata alla conversione e perché questo avvenga non basta la comprensione della mente,ma serve anche la comprensione del cuore,che ci porta a specchiarci nella Parola e ad adeguare ad essa la nostra vita.

Dinanzi alla parola di Dio bisogna commuoversi,piangere,ma di gioia,perché  Dio non è il   Dio del giudizio e della morte,ma  della misericordia e del perdono:non voglio la morte del peccatore,ma che si converta e viva.

La seconda scena  ci viene offerta da Luca:siamo nella piccola  sinagoga di Nazaret.
È un sabato mattina. Gesù si alza e legge il passo in cui il profeta  Isaia[61,1-2] annuncia le venuta del Messia:”il  Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto annuncio,a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». È un annunzio di speranza .

Terminata la lettura Gesù si siede  e commenta:”Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito con i  vostri orecchi” .

L’annunzio di speranza proclamato dal  profeta in   Gesù diventa  realtà.

La terza scena è data dalle nostre assemblee domenicali:anche in esse la parola di Dio viene proclamata,spiegata,compresa.
Ma la nostra è soltanto una comprensione della mente o anche una comprensione del cuore? La Parola che ascoltiamo ci commuove? Ci coinvolge? Ci agita? Impegna la nostra vita? Penetra nel nostro intimo o  è come l’acqua che scivola su una pietra di marmo?
Ognuno di noi provi a dare una risposta a questi interrogativi.

Quarta Domenica del Tempo Liturgico  Ordinario. Anno C
[ Geremia 1,4-5.17-18;1 Corinzi 12,31.13,13;Luca 4,21-30]
63^ Giornata Mondiale dei malati di lebbra
La religiosità autentica ci fa stare scomodi

Come Domenica scorsa siamo anche oggi nella sinagoga di Nazaret e risuonano ancora le parole di Gesù:oggi si è compiuta questa scrittura che avete ascoltato.
Queste parole di Gesù suonano come una provocazione ,infatti coloro che lo ascoltano pensano:ma costui chi crede di essere? Non è forse il figlio di Giuseppe? Se è vero quello che si dice di lui, perchè non compie anche qui i prodigi che si dice abbia compiuto a Cafarnao?

Questa è  una provocazione per Gesù:avanti,mostraci di cosa sei capace! Ma Gesù non cade nella provocazione,non si lascia stuzzicare nell’orgoglio:adesso vi faccio vedere chi sono e  che cosa sono capace di fare!Gesù non aveva mai operato miracoli per mostrare la sua potenza e men che meno per soddisfare la richiesta della gente,a maggior ragione non li opera qui per soddisfare l’orgoglio e la  sfida dei suoi compaesani.

Come Elia va incontro alla miseria della vedova di Sarepta di Sidone e non alle tante vedove di Israele,come Eliseo è  mandato a guarire il lebbroso Naaman il Siro,così Gesù non è  mandato  a coloro che pretendono di metterlo alla prova,a coloro che pensano di avere il diritto di primogenitura su di lui,ma a coloro che hanno  fame e sete della sua parola.

Lo sdegno e la ribellione di coloro che erano presenti nella sinagoga è il classico atteggiamento di chi fa della religione un’arma e pretende di piegare Dio alla propria volontà:non mi hai fatto quello che ti ho chiesto ed allora ti escludo dalla mia vita,ti caccio fuori dai miei pensieri e dal mio  cuore.

Questa non è fede,questa non è religione!
La fede non è opportunismo,non è calcolo,non è convenienza,non è una polizza di assicurazione,ma è rischio, è uno “stare scomodi”, cioè uno svegliarsi dal torpore spirituale dell’abitudine,per essere sempre vigili e pronti a metterci in discussione,a cambiar vita;è mettersi nelle mani di Dio senza riserve, senza pretese e senza certezze.
La Fede non è un morbido cuscino su cui posare la testa,ma è un pungolo che ci sollecita,  ci agita,i fa stare scomodi.

La prima lettura di questa Domenica è tratta dal libro del profeta Geremia ,figura di spicco nella storia della religiosità umana. Ed è proprio da lui che impariamo che   la religiosità autentica non è data dalle molte preghiere,né dall’osservanza puramente esterna dei precetti,ma dall’impegno quotidiano nel dare una risposta coerente alla chiamata di Dio che fondamentalmente è chiamata di Amore e chiamata all’amore.
È da lui che dobbiamo prendere l’esempio di vita di fede:tra minacce,percosse,prigionia e tante altre difficoltà, continuò a predicare e a testimoniare la conversione del cuore come unica via della salvezza.


Quinta Domenica del Tempo Liturgico  Ordinario. Anno C
[Isaia 6,1-2.3-8;1 Corinzi 15,1-11;Luca 5,1-11
La vocazione:chiamata e risposta

In questa Domenica la  liturgia della parola  ci presenta due  storie,due chiamate emblematiche:quella profetica  di Isaia e quella apostolica di Simone,Giacomo e Giovanni.

La prima storia ci porta nella Gerusalemme dell’anno 740:il sacerdote Isaia sta per iniziare la presidenza del culto con il sacrificio dell’incenso,quando sente la parola del Signore:”Chi manderò ? Chi andrà per noi?, e subito risponde:”Eccomi,manda me!”.

La seconda storia si svolge sulle rive del lago di Genesaret [o di Tiberiade]:Gesù dice a Simone:”Prendi il largo e insieme ai tuoi compagni getta  le  reti per la pesca”. Pietro,pur manifestando la sua perplessità per non aver pescato nulla nella notte,confida nella parola di Gesù e getta le reti e prendono “una tale quantità di pesci che le loro reti si rompevano”.
Gesù disse a Simone : “ Non temere,da questo momento sarai pescatore di uomini”.
L’evangelista Luca annota: “Allora essi,riportate le barche a terra,abbandonarono tutto e lo seguirono”.

La vocazione è dialogo tra Dio che chiama e l’uomo che risponde! Dio manda, e l’uomo va. Dio c’invita ad andare,ma ci lascia la libertà di accogliere o rifiutare l’invito. Isaia risponde con prontezza ed entusiasmo:”ecco,manda me”;Pietro,Giacomo e Giovanni abbandonano tutto e seguono Gesù.

La vita non è un’avventura solitaria,non è un farsi da sé,ma è dialogo,è risposta ad una chiamata. La chiamata è manifestazione dell’amore di Dio,che  chiama alla vita,alla grazia, a compiti particolari da compiere e a particolare forma di vita  nell’unica via del bene e della santità.

La risposta alla chiamata deve essere una risposta di amore all’amore di Dio che c’interpella:una risposta libera , spontanea, entusiasta,fiduciosa,consapevole del rischio a cui si va incontro;una risposta ad occhi aperti,che però si lasciano “accecare” dall’amore di Dio.

La vita come chiamata e risposta alla chiamata è l’esaltazione della libertà dell’uomo,è l’uomo affidato,non abbandonato, a se stesso:”Se vuoi,osserverai i comandamenti;l’essere fedele dipenderà dal tuo buon volere”.

Certo,la risposta che liberamente diamo,un sì o un no,non è senza conseguenze.
Accettare la chiamata significa realizzare se stessi,rifiutarla significa perdersi nella fatuità dell’apparire e nella insignificanza dell’essere,significa registrare il proprio definitivo fallimento.

Dio ci chiama e attende la nostra risposta.


Prima Domenica di Quaresima. Anno C
[Deuteronomio 26,4-10;Romani 10,8-13;Luca 4,1-13]

La lotta spirituale per rimanere fedeli a Dio

La liturgia della parola ci invita a riflettere su tre temi fondamentali,per cogliere un unico messaggio:la Quaresima come tempo di fede,la Fede come incontro con Dio,l’incontro con Dio come dialogo di vita.

La Quaresima è    tempo:di maggiore ascolto della Parola di Dio;di dialogo con Dio ,di risveglio della fede nella riscoperta del proprio Battesimo ,di  penitenza e conversione.
Convertirsi significa assumere un diverso modo di pensare e di agire,mettendo Dio e la sua volontà al primo posto;significa liberarci dagli idoli che ci siamo creati e che legano il cuore:benessere,prestigio sociale,affetti disordinati,pregiudizi culturali e religiosi.

Dal libro del Deuteronomio abbiamo ascoltato il più antico Credo di Israele che si sostanzia in tre articoli:il Patriarchi erano aramei erranti,il Signore ha fatto loro dono della libertà dopo la triste esperienza della schiavitù in Egitto,il Signore ha dato loro una patria libera,la terra promessa dove scorre latte e miele.
Dio è presente nella storia dell’uomo;credere in Dio è riconoscerlo nella nostra storia. Il Dio trascendente è anche il Dio incarnato. La Fede coma adesione della mente è anche adesione del cuore.

Il brano del vangelo ci presenta,sotto forma di drammatizzazione, le tentazioni di Gesù,che sono anche le nostre:il pensare che il possesso dei beni terreni ci renda felici;il voler mettere Dio al nostro servizio;lasciarsi prendere dal desiderio del potere.

La prima tentazione:”se tu sei il Figlio di Dio comanda a questa pietra di diventare pane” è molto diffusa ,ma dobbiamo ricordare che i beni materiali devono servire la vita e non la vita i beni materiali. La ricchezza da sola non dona all’uomo la felicità. L’uomo o si gratifica nella sua totalità o è penosamente frustrato. Il pane come cibo del corpo è necessario,ma ancor più necessario è il cibo dell’anima,cioè la parola di Dio.

La seconda tentazione:”se tu ti inginocchierai davanti a me ti darò potenza e ricchezza”, è la più pericolosa. È  la sete del potere e del benessere che diventa religione.
È  la religione che diventa arrogante strumento di potere e di benessere.

La terza tentazione: “se tu sei il Figlio di Dio gettati giù di qui,poiché sta scritto che gli angeli ti proteggeranno” è molto ricorrente e consiste nel tentativo di piegare Dio ad intervenire secondo il proprio volere.
Si va alla ricerca del miracolo,del sensazionale,perché non si vive quella fede serena e rassicurante che viene dall’ascolto della parola di Dio e dall’impegno della risposta nella quotidianità della vita offerta a Dio come preghiera.

La via per vincere le tentazioni è quella del deserto,cioè del silenzio interiore,del vuoto di sé per riempirsi di Cristo .
Per Paolo i deserto è tempo di grazia.
Il deserto è il simbolo dell’esistenza umana nella sua duplice dimensione:quella di rischio,di tentazione,di infedeltà e quella di interiorità,di contemplazione,di ritorno a Dio,di amore per i fratelli.

Seconda Domenica di Quaresima. Anno C
[Genesi 15,5-12.17-18;Filippesi 3,17.4,1;Luca 9,28-36]

Il silenzio della Fede


Nella prima lettura tratta dal libro della Genesi  ci viene presentata la manifestazione di Dio nella storia di Abramo,nostro padre nella Fede, e ,attraverso di lui, la Sua Alleanza con il popolo di Israele.

La parola rassicurante di Dio in un momento difficile per Abramo, per la mancanza di eredi, apre il dialogo:”Non temere,Abramo,io sono i tuo scudo,la tua difesa,e la tua ricompensa sarà molto grande,la tua discendenza sarà numerosa come le stelle del cielo”.

Alla parola di Dio segue il silenzio assordante di Abramo:è il silenzio della fede che mette l’uomo nel cuore di Dio come il bambino nel grembo della madre;è il silenzio della fede che dà il  senso vero e la giusta direzione alla vita,è il silenzio della fede  che si apre all’ascolto della parola di Dio,è il silenzio della fede,che precede,accompagna ed attualizza l’Alleanza,è il silenzio della fede che,come dice l’apostolo Paolo,mette l’uomo nel circuito della salvezza eterna,è il silenzio della fede che,come dice l’apostolo Giacomo, si traduce nelle opere della fede.

Il brano del Vangelo di Luca ci presenta la manifestazione di Cristo salvatore,ci rivela il vero volto di Cristo: “Gesù salì sul monte  a pregare . Mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candita e sfolgorante”.

Il Volto di Cristo  deve metterci al riparo da facili “devozionismi” e da gratificanti suggestioni:”Maestro ,è bello per noi essere qui, facciamo tre capanne,una per Te ,una per Mosè e una per Elia”.

Sì! È  anche troppo bello! Ma il Signore ci chiama a seguirlo lungo la strada della passione,che è la strada della vita, tenendo sempre impresso in noi il volto di Cristo risorto.

La trasfigurazione dagli Orientali è chiamata la Pasqua d’estate ,perché è nella luce della  Risurrezione.  La luce della divinità avvolge Cristo verso cui convergono Elia e Mosè,cioè la profezia e la legge .

Dalla nube uscì una voce che diceva :Questi è il figlio mio,l’eletto,ascoltatelo:La stessa voce l’abbiamo ascoltata nel Battesimo di Gesù:”questi è il figlio mio prediletto,nel quale mi sono compiaciuto”.

Appena la voce cessò restò Gesù solo;Pietro Giovanni e Giacomo,tacquero.
Anche loro,come Abramo,rispondono alla parola di Dio con il silenzio della fede.


Terza Domenica di Quaresima. Anno C
[Esodo 3,1-8. 13-15;Corinzi 10,1-6.10-12;Luca 13,1-9]

Il dialogo

Il filo conduttore che lega le letture che la Chiesa ci fa proclamare in questa terza Domenica del tempo di quaresima è il tema del dialogo.

Il dialogo è sempre un “trialogo” ,perché c’è un Io, un Tu e la Realtà dell’incontro,

Quando il dialogo è tra Dio e l’uomo l’io,soggetto principale, è Dio,il tu è l’uomo singolo o la comunità e la realtà dell’incontro  è data dall’ambiente storico  e psicologico dell’uomo o della comunità.

Nel dialogo tra Dio e l‘uomo è sempre Dio che apre il discorso;l’uomo può aprirsi al dialogo o può chiudersi,ma sia l’uno che l’altro atteggiamento non sono una volta per sempre ;c’è sempre la libertà e la possibilità di mutare il sì a Dio in un no e il no in un sì,per cui,come dice l’apostolo Paolo, chi crede di stare in piedi guardi di non cadere  e chi è caduto deve fare ogni sforzo per rialzarsi.

La prima lettura, tratta dal  capitolo terzo dell’Esodo, ci presenta il primo  racconto della chiamata di Mosè, l’inizio del dialogo tra Dio e l’uomo:Dio irrompe nella vita di Mosè ,si presenta come il Dio di Abramo,il Dio di Isacco,il Dio di Giacobbe e manifesta la sua compassione per il popolo d’Israele schiavo in Egitto e la sua volontà di liberarlo.
Dio si china sulla miseria dell’uomo per salvarlo;Dio non è “il Dio in alto” che guarda l’uomo,ma non se ne cura,bensì “ il Dio vicino” che  vuole entrare nella vita e nella storia dell’uomo.

Il “volere” di Dio cerca il consenso dell’uomo,cerca la  risposta positiva dell’uomo,ma lo lascia sempre nella  libertà di un sì o di un no.
Dio parla ed è fedele alla sua parola,l’uomo ascolta,risponde anche con entusiasmo,ma non sempre rimane fedele alla risposta.

L’apostolo Paolo,scrivendo alla turbolenta comunità cristiana di Corinto,presenta la risposta negativa degli Ebrei,i quali ,pur essendo stati tutti nella nube,cioè tutti avvolti nell’amore di Dio,non tutti,anzi la maggior parte desiderò cose cattive,presi soprattutto dalla “mormorazione”,cioè dalla incredulità , dalla sfiducia e  dal rifiuto.

La parabola del Vangelo ,nell’albero di fico inutilmente rigoglioso,ci presenta un altro tipo di risposta negativa,di rifiuto:un’accettazione puramente formale,esteriore,sterile della parola di Dio,che non penetra nella mente e nel cuore dell’uomo e,di conseguenza non porta frutti di opere buone.

Dio è paziente  ed è sempre possibile intrecciare un dialogo sereno e fruttuoso con lui;a chi si pente,dice il libro del Siracide,” offre il ritorno” :vivere la vita spirituale è tornare sempre alla casa del Padre.
La conversione è tensione,impegno,ricerca :si può essere sulla retta via,e speriamo che non sia solo una superficiale e comoda convinzione, e però è necessario non stancarsi mai di fare il bene,rendere la nostra coscienza sempre più libera nel riconoscere il bene e la nostra volontà sempre più pronta nel compierlo.


Quarta Domenica di Quaresima[Laetare ]. Anno C

[Giosuè 5,9.10-12;2 Corinzi 5,17-21;Luca 15,1-3.11-32]
Il Padre  ricco di amore

Prodigo è colui che dona senza misura,perciò  questa parabola che conosciamo come la Parabola del figlio prodigo, è piuttosto la Parabola del padre prodigo,del padre che dona le sue sostanze al figlio che le sperpera,del padre ricco di amore e di perdono.

La storia del figlio perduto e ritrovato è una storia universale di ieri,di oggi e di sempre.
L’uomo perde se stesso,ma  nella privazione,nella sofferenza e nella solitudine si ritrova,si alza,riprende il cammino verso la casa del Padre e qui,nell’amore,ritrova la pace e la gioia di vivere.

Nella parabola e nella vita l’accento non è tanto sulla crisi,ma sul ritorno,non è tanto nell’allontanarsi dalla casa del Padre ,ma nel ritornare.

Allontanarsi da Dio è,purtroppo,facile,e lo facciamo con sfrontatezza e baldanza:Padre dammi la parte di patrimonio che mi spetta.

Ecco  la pretesa,l’arroganza,la sfrontatezza: dammi!
È una richiesta perentoria di un qualcosa che se è dovuto è soltanto per la bontà del Padre e non certo per i nostri meriti.

E il Padre dà. Ed egli,il padre,divise tra i due figli le sue sostanze.
E il figlio  sperpera il suo patrimonio vivendo da dissoluto.

Dio dona a tutti intelligenza,volontà,cuore, e noi ci allontaniamo da lui e sperperiamo i nostri talenti.

Questo percorso di andata è piuttosto frequente e facile,quello che è più difficile è il percorso del ritorno.

Esso richiede coraggio, umiltà e fiducia; il figlio ritornò in sé e disse:mi alzerò,andrò da mio padre e gli dirò: padre ho peccato.

Per ritornare a Dio bisogna innanzitutto prendere coscienza di sé,riconoscere i propri errori;bisogna trovare  la forza e il coraggio di alzarsi,l’umiltà di andare e la fiducia di parlare:la fiducia nell’immenso amore di Dio,che ci aspetta,ci viene incontro,ci accoglie nell’abbraccio della sua misericordia:quando era ancora lontano ,suo padre lo vide,ebbe compassione ,gli corse incontro ,gli si gettò al collo e lo baciò.

Nel ritorno a Dio abbiamo la certezza di non trovare mai chiusa la porta del suo amore e del suo perdono;abbiamo la certezza che la misericordia di Dio è più forte della nostra miseria.
La mistica polacca suor Faustina  Kowalska dice che per tornare a Dio  occorre una cosa sola:che il peccatore socchiuda almeno un poco la porta del proprio cuore,il resto lo farà Dio. Ogni cosa ha inizio nella misericordia di Dio e nella sua misericordia finisce.

Quinta Domenica di Quaresima. Anno C
[Isaia 43,16-21;Filippesi 3,8-14;Giovanni 8,1-11]

La speranza della liberazione

Siamo stati educati a vedere la Quaresima soprattutto come tempo di  penitenza,di conversione,di presa di coscienza della nostra miseria davanti a Dio.
E questo è vero e giusto.

Ma la Quaresima è anche tempo di speranza,di liberazione,di perdono,di tensione verso un futuro nuovo

A questo nuovo aspetto della Quaresima siamo stai introdotti già dalla parola di Dio delle Domeniche precedenti:ricordiamo le parole di Dio rivolte a Mosè:ho visto la miseria del mio popolo in Egitto e sono sceso a liberarlo  e il Vangelo di Domenica scorsa, che ci ha fatto celebrare il perdono del padre verso il figlio perduto e ritrovato.

Ma in modo ancora più vivo ed immediato questo nuovo volto della Quaresima ci viene offerto dalla parola di Dio di questa quinta Domenica.

Nella prima lettura, il secondo Isaia,questo profeta anonimo del VI secolo avanti Cristo, che annunzia e canta il ritorno d’Israele dall’esilio babilonese,c’invita a non ricordare il passato,a non rimanere inchiodati nel ricordo delle nostre miserie,ma a proiettarci verso cose nuove,che ci vengono offerte dalla misericordia e dal perdono di Dio:non ricordate più le cose passate;ecco,io faccio una cosa nuova;proprio ora germoglia,non ve ne accorgete?

Se prestiamo ascolto e fiducia a quel movimento di grazia che è in noi,ci accorgeremo delle tante cose nuove che, come grani di seme, germogliano in noi.

La stessa immagine di Isaia la ritroviamo nelle parole di Paolo ai Filippesi:dimentico del passato e proteso verso il futuro,corro verso la meta  per arrivare  al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù,in Cristo.

Siamo chiamati a correre con gioia non più,come gli Ebrei,verso una patria terrena perduta e ritrovata,bensì verso la patria celeste,verso l’incontro con la misericordia di Dio e l’abbraccio del suo perdono in Cristo Signore.

Questo intreccio tra passato e futuro lo troviamo ancora nelle parole di Gesù all’adultera:va’, e d’ora in poi non peccare più.

Agli occhi degli scribi e dei farisei,chiusi ad ogni perdono,il passato della donna le pesa come un macigno, come un marchio infamante dal quale non può liberarsi.

Agli occhi di Gesù il passato della donna è  un passato di cui può e deve liberarsi,dal quale può e deve riscattarsi.

Anche per noi è e deve essere così.



Domenica della Palme [ de passione Domini]  Anno C
[Isaia 50,4-7;Filippesi 2,6-11;Luca 22,14-23.56]

Dall’osanna al crucifigatur[sia crocifisso].

Con questa Domenica entriamo nella Settimana Santa detta anche Grande Settimana. Il tempo di Quaresima termina Mercoledì della Settimana Santa; Giovedì ha inizio il solenne triduo pasquale,che culmina nella celebrazione della Risurrezione.

Oggi nella Liturgia eucaristica abbiamo due momenti :l’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme e la proclamazione della Passione,Morte e Risurrezione di Gesù.
La folla oggi osannante è la stessa che,aizzata dai sommi sacerdoti e dagli anziani,a distanza di pochi giorni, griderà:crucifigatur[sia crocifisso ].

Nella proclamazione della passione vengono scanditi i seguenti momenti.
• Il tradimento di Giuda Iscariota  , il quale tradisce per avidità. Ogni tradimento parte sempre dalla sete di sé;è un’amicizia calpestata;è il rifiuto del mistero di Cristo.
• La preghiera del Getsemani.  : Nell’ora cruciale Gesù resta solo non soltanto fisicamente,ma soprattutto psicologicamente,prova tristezza e angoscia mentre i discepoli non sono capaci di vegliare pregare ,per non cadere nella tentazione,intesa come spinta a sottrarsi alla volontà del Padre.
• La  cattura di Gesù:Incontro drammatico tra  Giuda e Gesù. Lo sguardo di Gesù penetra Giuda,che in questo momento non ne prende coscienza. Se lo sentirà bruciare dentro più tardi.
• Gesù davanti al Sinedrio : Gesù tace. Parla solo quando Caifa ufficialmente lo ammonisce:ti scongiuro,per il Dio vivente,perché ci dica se tu sei il Cristo,il Figlio di Dio [ Mt 26,63]. Gesù risponde: tu l’hai detto. [Mt 26,64].
Platealmente Caifa si straccia le vesti,come a voler mostrare il suo dolore per l’offesa che Gesù ha fatto a Dio proclamandosi suo figlio. Gesù ha bestemmiato,è reo di morte.
• Il triplice rinnegamento di Pietro:Il gallo canta…Pietro  ricorda le parole di Gesù,e ritorna in sé,si pente e piange amaramente.
• Il processo dinanzi al procuratore romano Pilato :il tentativo di Pilato di salvare Gesù va a vuoto:chi volete che vi rilasci, chiede Pilato alla folla, Gesù o Barabba  e questa a gran voce risponde: libera Barabba,a morte   Gesù
La folla che aveva gridato Osanna a Gesù  che entra in Gerusalemme ora non ha dubbi:sceglie Barabba.
• La crocifissione:un uomo di Cirene ,chiamato Simone, è costretto a prendere la croce di Gesù;evidentemente i soldati temevano che Gesù non arrivasse vivo al luogo della crocifissione. Seguono: l’esecuzione della condanna, l’insulto dei passanti, lo scherno dei sommi  sacerdoti,degli scribi e degli anziani, l’oltraggio dei ladroni crocifissi con lui: “anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.[ Mt 27,44. Mc 15,32]. Luca invece dice:uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava,[…]ma l’altro lo rimproverava dicendo:Non hai alcun timore di Dio,tu che sei condannato alla stessa pena?Noi giustamente[…] Egli invece non ha fatto nulla di male”[23,39-41].


SOLENNE TRIDUO PASQUALE

Giovedì Santo

Con questa celebrazione diamo inizio al solenne triduo pasquale,che culmina nella celebrazione della Risurrezione.
Cerchiamo di vivere  questi giorni come kajros, cioè come tempo di grazia,di interiorità,di contemplazione,di fraternità,occasione di rinnovamento e di conversione.
Facciamo memoria della prima celebrazione eucaristica durante l’ultima cena;la memoria è, al tempo stesso, ricordo del passato,presenza attuale,speranza e profezia per il futuro.
Fare memoria è rivivere,celebrare oggi il mistero  dell’eucaristia secondo il comando del Signore:fate questo in memoria di me.
Nell’Eucaristia  sono racchiusi tutti gli avvenimenti successivi alla cena:dall’agonia alla passione,crocifissione,morte di Gesù,alla notte gelida del sepolcro e al mattino della risurrezione.[cardinale Martini]
Durante la Cena Gesù ha lavato i piedi dei suoi discepoli e ha detto:Io sto in mezzo a voi come colui che serve[Luca 22,27].

Qui sta il senso della sua vita e della sua morte:un servizio a Dio per l’umanità,un appello a noi perché seguiamo il suo esempio e diamo testimonianza dell’amore di Dio.
Dio è amore e ci chiama all’amore.

E perchè il nostro amore per Lui non sia una pura,inutile espressione delle labbra dobbiamo amarci tra di noi.

Fare comunione con il Signore crocifisso e risorto significa donarsi con lui al Padre e ai fratelli .

La presenza di Dio nella nostra vita non dev’essere una presenza astratta,di pensiero e neppure di puro sentimentalismo,ma  una presenza personale,che si concretizza in un rapporto di dialogo :
• nel quale l’ascolto della Parola di Dio deve venire prima di ogni altra cosa,
• nel quale troviamo Dio nel silenzio del nostro povero io,
• nel quale ci incontriamo e ci amiamo vicendevolmente.

Venerdì Santo

La croce è rivelazione della Trinità:il Padre consegna alla morte il Figlio per la nostra salvezza;il Figlio si consegna alla morte,per fare la volontà del padre e per amore nostro;lo Spirito Santo è il consolatore nell’ora della prova,della solitudine,dall’abbandono,della morte.

Pietro e Noi.

Pietro si convince che è lui che deve salvare Gesù  :
Gesù insegnava loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire,  essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo, ma Gesù, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: "Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini"[Marco 8,31-33].

Noi, più di Pietro, siamo convinti che dobbiamo salvare gli altri,dobbiamo salvare il mondo,dobbiamo salvare l’onore di Dio nel mondo e non vogliamo comprendere che l’unico necessario è metterci in ginocchio,abbracciare con amore la croce che il Signore ci dona di portare,lasciarci aiutare da Gesù a portare la nostra croce.
Talvolta ci sentiamo troppo cirenei scontenti e rassegnati da non accorgerci che non siamo noi che aiutiamo Gesù a portare la croce,ma  è Lui che ci aiuta a portare la nostra croce.






La Veglia pasquale.

La veglia pasquale è detta la madre di tutte le veglie. Essa ci richiama alla veglia di Natale nella quale abbiamo accolto l’annuncio dell’angelo:vi è nato Gesù,il salvatore.
In questa veglia ascolteremo  l’annuncio dell’angelo:Gesù,il Crocifisso,è risorto.
Dopo la benedizione del fuoco,il rito della luce,il canto del “preconio”,ci mettiamo all’ascolto della Parola di Dio,che ci richiama alla memoria la lunga strada della storia della salvezza,dalla creazione del mondo  alla risurrezione di Cristo.
In questa veglia la notte del peccato e della morte viene sconfitta dalla luce di Cristo risorto.
La Pasqua di Gesù.

Nella Pasqua  Gesù attua nel modo umanamente più perfetto l’amore,l’obbedienza e l’affidamento dell’uomo a Dio e rivela il mistero dell’amore di Dio per l’uomo:la Pasqua di Gesù manifesta all’uomo l’amore di Dio,gli annuncia che il suo peccato è perdonato,gli dà speranza di vita e di gioia oltre la sofferenza e la morte.[cardinale Martini]
Scambiamoci un augurio di gioia,  di pace e di speranza con le parole dell’apostolo Paolo:”il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede,perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.[Romani 15,13].






“Domenica in albis” o “Domenica della  Divina Misericordia”. Anno C
[Atti degli Apostoli 5,12-16;Apocalisse 1,9-11.12-13.17-19;Giovanni 20,19-31]

Chiamati all’amore e alla Fede

Questa di oggi, Domenica successiva alla Pasqua,detta anche “Domenica in albis” e “Domenica della Divina Misericordia”.
È detta “Domenica in albis”,perché nei primi tempi della Chiesa in questa Domenica venivano deposte le vesti bianche che i battezzati indossavano la notte di Pasqua,subito dopo il battesimo,e le portavano per tutta la settimana. La locuzione completa perciò è:”Domenica in albis depositis”,cioè,nella quale si depongono le vesti bianche.
Dall’anno 1992,per volere del papa San Giovanni Paolo II,è detta anche “Domenica della Divina Misericordia”,per sottolineare la stretta connessione tra l’opera della Redenzione e l’opera della Misericordia,che è incondizionata ed illimitata,perché tale è l’Amore del Padre in Cristo.
La coscienza morale,perciò,non si radica nella Legge,come era nell’Antico Testamento,ma nell’Amore che chiama all’amore.
Siamo nell’anno del “Giubileo della  Misericordia” e,perciò,questa festa deve assumere per ciascuno di noi una valenza particolare:deve aiutarci ad immergerci nella Misericordia del Padre.
Fermiamo la nostra attenzione  sula prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli e sul brano del Vangelo di Giovanni e meditiamo sulla nostra chiamata all’amore e alla Fede.
Negli Atti degli Apostoli leggiamo:molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli.
Portavano malati nel corpo e nello spirito da tutte le parti  e tutti venivano guariti.
Uscendo fuori dal contesto specifico ed entrando nello spirito degli Atti degli Apostoli, che è quello di aprire all’attività della Chiesa chiamata a continuare   e  a dare testimonianza dell’opera salvifica di  Cristo fino al suo ritorno e fino agli estremi confini della terra,questo tutti venivano guariti ci richiama al vero amore cristiano, che consiste nel    chinarsi su tutti i deboli,i malati, gli emarginati ,i sofferenti nel corpo e nello spirito.
L’amore cristiano è donazione di tutta l’esistenza:il Figlio dell’uomo,infatti,non è venuto per essere servito,ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti ;è disinteressato:le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,ma il Figlio dell’uomo no ha dove posare il capo ;è   reciproco :siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo .

Il brano del vangelo ci presenta la fede  tormentata e,al tempo stesso,genuina nella sua manifestazione:mio Signore e mio Dio,di Tommaso.
Tommaso ha bisogno di segni per credere e Dio ha pazienza anche nei confronti di questa Fede debole e faticosa,che spesso è anche la nostra Fede.
La Fede ci dà la convinzione di essere amati,ci libera dalla solitudine e dall’angoscia del nulla,ci dispone ad accettare noi stessi e ad amare gli altri,ci dà il coraggio di sfidare l’ignoto.
Amore e Fede sono le due stelle del firmamento cristiano:stella del mattino e stella della sera,dell’inizio e della fine e di sempre nel buio della vita .
La Pasqua genera la fede e la fede genera l’amore:questo è tutto il Vangelo .

Terza Domenica di Pasqua. Anno C.
[Atti degli Apostoli 5,27-32.40-41;Apocalisse 5,11-14;Giovanni 21,1-19]
Pietro:testimone del Risorto
Al sommo sacerdote che li rimprovera perché non si sono attenuti all’ordine di non predicare più nel nome di Gesù,Pietro,insieme agli apostoli,risponde:”bisogna ubbidire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù Cristo,che voi avete ucciso appendendolo ad una croce”.
Con queste parole, pronunciate nell’aula del Sinedrio a Gerusalemme, Pietro manifesta la sua Fede in Cristo Risorto.
Con le parole e con la vita dobbiamo far crescere dentro di noi la consapevolezza che siamo testimoni non di un Dio morto,appeso alla croce,ma di un Dio vivo:un Dio morto e risorto per amore e che ci chiama all’amore,alla gioia di essere Suoi figli e fratelli tra di noi.
Dal Sinedrio di Gerusalemme,spostiamoci sulla diva del lago di Tiberiade: è mattina e Gesù risorto per la terza volta si manifesta ai suoi discepoli,non a tutti,ma solo a 7 di essi[Pietro,Tommaso detto Didimo,Natanaele da Cana di Galilea,i figli di Zebedeo,il discepolo che Gesù amava e un altro discepolo] ; l’attenzione si focalizza su Pietro e su quel discepolo che Gesù amava.
E’ l’alba e Gesù si manifesta senza essere riconosciuto: la notte è stata infruttuosa, ma poi arriva la pesca miracolosa e il discepolo che Gesù amava dice a Pietro:è il Signore e subito Pietro si tuffa in acqua e va incontro al maestro. Segue una colazione frugale sulla riva del lago.
Riconoscere Gesù è possibile solo attraverso la Fede,non quella delle labbra,ma quella del cuore,che ci fa incontrare e seguire il Signore.
Sul lago di Tiberiade Pietro da pescatore diventa pastore!
Alla triplice attestazione di amore di Pietro , legata al triplice rinnegamento,segue il triplice comando o incarico pastorale di Gesù a Pietro,”pasci le mie pecorelle”:non è un comando di potere,ma di servizio.
L’espressione di Gesù :”le mie pecore” ,presa in senso proprio e pretestuoso, ha dato origine ad una forma di clericalismo odiosa ed oppressiva:i laici sono stati considerati come “pecore da tosare”,passivi in ogni azione eccetto quella del dare denaro ed offrire gratuitamente servizi.
Presa in senso traslato e corretto l’espressione ha tutt’altro significato.
Nelle espressioni: “le mie pecore ascoltano la mia voce;le mie pecore mi conoscono”, non c’è nulla di passivo:ascoltare,infatti, non è passività,ma attenzione e partecipazione al messaggio e fondamento dell’azione:chi ascolta si mette nella libertà di scelta dell’azione;
conoscere non è passività,ma è entrare nella vita dell’altro:impegna la mente,il cuore e la volontà.
La conoscenza del bene e del male è il fondamento per una scelta di azione consapevolmente libera.
L’invito di Gesù a seguirlo non toglie la libertà all’uomo,anzi presuppone questa libertà:se il Signore ci invita a seguirlo significa che abbiamo anche la libertà di una scelta diversa.
Nella scelta sta la responsabilità dell’uomo.


 
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