Catechesi e preghiere al Sacro Cuore - Parrocchia S.Nicandro V.M.

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Catechesi e preghiere al Sacro Cuore

Funzioni Religiose
Mese di Giugno :Il nostro cuore nel Cuore di Cristo


Attingerete, con gaudio,le acque
alle sorgenti della salvezza[Isaia 12,3]
Primo giorno

La grande promessa del Sacro Cuore

Apparendo a Santa Margherita Maria Alacoque, Gesù,mostrandole il suo  Cuore,fece le seguenti promesse per i suoi devoti:

• Darò tutte le grazie necessarie al loro stato.
• Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie.
• Li consolerò in tutte le loro pene.
• Sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.
• Spanderò copiose benedizioni su ogni loro impresa.
• I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia.
• Le anime tiepide si infervoreranno.
• Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione.
• La mia benedizione poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l’immagine del mio Cuore.
• Ai sacerdoti darò la grazia di commuovere i cuori più induriti.
• Le persone che promuoveranno questa devozione avranno il loro nome scritto  nel mio Cuore  e non ne sarà cancellato mai.
• A tutti quelli che per nove mesi consecutivi si confesseranno e si comunicheranno al Primo Venerdì di ogni mese,prometto la grazia della perseveranza finale:essi non morranno in mia disgrazia,ma riceveranno i santissimi Sacramenti- se necessari- ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.

Secondo giorno :Il culto al Cuore di Gesù

La Chiesa fa un’ accurata distinzione tra il culto diretto a Dio,quello diretto alla Madonna e quello diretto agli angeli,ai santi.
• Il culto diretto alle tre Persone divine e all’Eucaristia è detto culto di latria,dal greco latreia,che significa servaggio, e  ha il carattere dell’adorazione;
• Il culto  diretto agli angeli e ai santi è detto culto di dulia,dal greco douleia, che significa servitù,  ed  ha il carattere della venerazione;
• Il culto  diretto alla Madonna è detto culto di iperdulia, perché è della stessa natura di quello diretto ai santi e agli angeli,ma è  ad esso superiore.
Il culto religioso  può riferirsi solo a Dio.
Alle creature può riferirsi solo in quanto partecipano,in qualche modo,della vita divina.
Il culto di latria,di iperdulia e di dulia è detto culto assoluto in quanto tributato alla persona.
Le immagini , gli oggetti e le reliquie  sono oggetto di culto relativo  nel senso che il culto non è diretto ad essi,bensì  alle persone rappresentate.

Si dice culto interno l’adorazione a Dio Uno e Trino  e la preghiera intesa come elevazione della mente a Dio e come invocazione della potenza di Dio.
Si dice culto esterno la manifestazione sensibile del culto interno.
Si dice culto personale quello praticato dalla singola persona;talvolta è detto anche culto privato,ma non è esatto,perché il singolo,in forza del battesimo,non è mai staccato dalla comunità.
Si dice culto liturgico o di tutta la Chiesa quello reso dall’intera comunità sacerdotale e cioè: da Gesù  Cristo[sacerdote principale];dal prete[sacerdote ministeriale];dai fedeli[sacerdozio comune],ciascuno con particolari compiti.

Terzo giorno:propositi per il mese di Giugno

Per il mese di Giugno proponiamoci di accostarci con più fervore  ai Sacramenti della Confessione e della Comunione; di progredire nell’adempimento dei doveri quotidiani;di chiedere con fede viva le grazie più utili a noi e alle persone care;di riparare le offese fatte al Cuore di Gesù.
In particolate chiediamo la virtù dell’umiltà:
• essere umili dinanzi a Dio:in tutte le cose l’umile cerca sempre Dio;
• essere umili dinanzi agli uomini:l’umile accoglie tutti e non disprezza nessuno;
• essere umili dinanzi a se stessi:l’umile riconosce i propri difetti e le proprie colpe ed apprezza le qualità e i meriti degli altri.

La Confessione:
• è  il Sacramento dell’amore di Dio che si offre a noi come perdono delle nostre colpe .
• è il Sacramento che ricompone il nostro rapporto con Dio, che si raffredda con i peccati veniali o non gravi e si interrompe con il peccato grave o mortale, così detto perché produce in chi lo commette la morte spirituale.

Prima di andare a confessarci dobbiamo ripensare le nostre azioni , i nostri pensieri, i nostri desideri quotidiani per vedere se essi sono conformi alla volontà di Dio oppure,anche se in modo non grave,se ne discostano.
Questo si chiama esame di coscienza e lo facciamo  riflettendo sui Dieci Comandamenti.

Quarto giorno:i dieci Comandamenti,preparazione alla Confessione

Si enuncia il comandamento e si resta  un po’ di tempo in silenzio:  Io sono il Signore Dio tuo.
1. Non avrai altro Dio fuori di me:a chi affido la mia vita? A Dio  o alle ricchezze,ai piaceri,al prestigio?
2. Non nominare il nome di Dio invano:ho rispetto per il nome di Dio o mi lascio andare ad imprecazioni o a bestemmie contro Dio?
3. Ricordati di santificare le feste:sono assiduo nel  partecipare alla Messa e alla Comunione la Domenica e nelle altre  feste liturgiche oppure trascuro col dire:non ho tempo,non me ne tiene?
4.  Onora il padre e la madre:qual è il rapporto con i genitori? Li rispetto,li comprendo,li aiuto secondo le loro necessità?
5. Non ammazzare:ricordiamo che non si ammazza solo fisicamente,ma anche psicologicamente e moralmente con le calunnie,le ingiurie e la maldicenza.
6. Non commettere atti impuri:il comandamento non si limita all’atto materiale,ma comprende anche i pensieri e i desideri.
7. Non rubare:ricordiamo che oltre al rubare e danneggiare materialmente il prossimo,possiamo anche rubare o danneggiare il prossimo nella sua dignità ed onorabilità.
8. Non dire falsa testimonianza:oltre alla falsa testimonianza,che è cosa molto grave,non dimentichiamo che anche le bugie possono causare gravi danni psicologici e morali .
9. Non desiderare la donna d’altri;
10. Non desiderare la roba d’altri:il desiderio peccaminoso è quello che porta con sé la volontà decisa di appropriarsi di ciò che non ci appartiene,ma appartiene al prossimo.

Dopo aver fatto attentamente il nostro esame di coscienza,innanzitutto chiediamo perdono a Dio e,se le nostre azioni hanno fatto dispiacere ad altri,chiediamo scusa anche a loro.
Poi andiamo dal Sacerdote il quale ci ascolta,ci incoraggia,ci consiglia  ci invita ad   esprimere il nostro pentimento con la recita dell’Atto di dolore  e, a nome di Dio, ci assolve dai peccati.

Quinto giorno:la Comunione

L’Eucaristia, è il centro e l’attuazione della comunità ecclesiale.

L’Eucaristia è il Sacramento che,sotto le specie del pane e del vino,contiene veramente,realmente e sostanzialmente il corpo e il sangue di Cristo,per il nutrimento spirituale dell’anima.
L’Eucaristia,secondo la bella immagine del santo papa Giovanni XXIII,è la fontana del villaggio ,alla quale tutti vanno a dissetarsi,a ristorarsi,a riprendere le forze per proseguire il cammino di fede,di speranza e di carità.
L’Eucaristia è  Sacramento e Sacrificio.
Rispetto a noi è Sacramento ,perché  la consacrazione del pane e del vino avviene attraverso un rito visibile e dopo la consacrazione mangiamo del corpo e del sangue di Cristo sotto le specie visibili del pane e del vino.
Rispetto a Dio è Sacrificio,perché si offre a Dio per mezzo della consacrazione.
I due aspetti non sono separati,infatti nell’unica consacrazione si attualizza il Sacramento e si offre il Sacrificio.

Vivere l’Eucaristia,pertanto,è:vivere l’unità della fede;superare le divisioni;aprire il cuore ai fratelli che sono nel bisogno:san Giovanni Crisostomo dice:vuoi onorare il Corpo di Cristo? Non trascurarlo quando si trova nudo. Non rendergli qui onore nel tempio con stoffe di seta,per trascurarlo fuori,dove patisce freddo e nudità. Colui che ha detto “questo è il mio corpo” è il medesimo che ha detto “voi mi avete visto affamato e mi avete nutrito; quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me. A che serve che la tavola eucaristica sia sovraccarica di calici d’oro,quando lui muore di fame? Comincia a saziare lui affamato,poi con quello che resterà potrai ornare anche l’altare.
Vivere l’adorazione eucaristica sotto le diverse forme:visita al Santissimo Sacramento,comunione spirituale,benedizione eucaristica,ora di adorazione.
Ascoltare la presenza silenziosa di Cristo nell’Eucaristia.

Sesto giorno:quale culto è dovuto all’umanità di Cristo?

All’umanità di Cristo è dovuto il culto di latria,cioè di adorazione.
Diciamo meglio se ci esprimiamo così:Cristo dev’essere adorato anche nella natura umana,assunta dal Verbo nel grembo di Maria Vergine. Il culto è indirizzato alla persona e a tutto quello che essa possiede e in Cristo l’unica Persona è quella del Verbo,che possiede anche la natura umana.

Cristo è vero Dio e vero uomo,perciò ,non solo a Cristo Dio,ma anche a Cristo uomo è dovuto il culto di latria,cioè di onore supremo. L’umanità di Cristo è adorata nel Verbo e col Verbo

Il culto al Sacro Cuore di Gesù :  una conseguenza immediata del dogma dell’adorabilità dell’umanità di Cristo e,pertanto, le singole parti di questa umanità[le cinque piaghe,il Sacro Cuore,le azioni di Cristo]devono essere adorate.
Il Cuore di Cristo non è l’oggetto formale o motivo di culto,ma è solo oggetto materiale o di manifestazione e cioè:l’elemento particolare dell’oggetto onorato nel quale il motivo o le perfezioni si manifestano in modo speciale.
Il soggetto di adorazione è sempre l’unico Cristo,nella sua totalità;ma come si può adorare  direttamente l’umanità di Cristo,così si può anche adorare questa parte della sua umanità,nella quale si manifestano più particolarmente le sue perfezioni divine,che sono sempre l’unico motivo o ragione formale dell’adorazione. Il culto al Sacro cuore di Gesù non è un culto superfluo,di cui,a proprio arbitrio,si può fare anche a meno;non è secondario rispetto ad altre opere di diffusione della Parola,della dottrina sociale o di altre pratiche di apostolato;non è lo sfogo dato al sentimento,che diventa sdolcinato sentimentalismo;ma è  un mezzo efficacissimo per l’opera di progresso e di rinnovamento dei costumi cristiani.

Settimo giorno:il culto al Sacro Cuore di Gesù nell’insegnamento dei Papi

Nella citata Enciclica il papa Pio XII scrive:il Sacro Cuore di Gesù,trafitto a causa dei nostri peccati e per la nostra salvezza,è considerato il segno e simbolo principale di quell’infinito amore,con il quale il Redentore divino incessantemente ama l’eterno Padre e tutti gli uomini.
Il culto al Sacro Cuore di Gesù è atto eccellentissimo della virtù della religione,un atto di sottomissione e consacrazione all’amore del Redentore,di cui è singolarissimo simbolo espressivo del Suo Cuore trafitto.
Questo culto è la risposta più vera del nostro amore all’Amore di Dio.
Il papa Leone XIII,nell’Enciclica Annum Sacrum del 25 Maggio 1899 ,della devozione al Sacro Cuore di Gesù dice:questa devozione,che a tutti consigliamo e che sarà a tutti di grande  giovamento,è una pratica religiosa encomiabilissima.
Il papa Pio XI,nell’Enciclica Miserentissimus Redemptor, dell’otto Maggio 1928,a proposito della devozione al Sacro Cuore di Gesù dice,sotto forma di una lunga domanda,che essa è il   compendio di tutta la religione cattolica e la norma della vita perfetta;la via maestra per giungere  alla conoscenza di Cristo;il mezzo più efficace per spingerci all’amore di Cristo.

Non sono forse racchiusi nella devozione al Sacro Cuore di Gesù il compendio di tutta la religione cattolica e,quindi,la norma della vita più perfetta,costituendo essa la via più spedita per giungere alla conoscenza profonda di Cristo Signore e il mezzo più efficace per piegare gli animi ad amarlo più intensamente e ad imitarlo più fedelmente?


Ottavo Giorno:il Cuore di Cristo

Il Cuore :il termine cuore può significare sia il muscolo cardiaco,quale organo della circolazione,sia tutto l’uomo,cioè la realtà che spetta all’uomo tutto intero in quanto persona corporea e spirituale. In questo senso il cuore è simbolo e centro originario della persona umana,che sintetizza tutti i suoi elementi costitutivi.
Il cuore fisico è simbolo espressivo del cuore come centro originario della persona umana.

Il Cuore di Cristo è la sintesi costitutiva di Cristo;è l’umanità di Cristo unita personalmente al Verbo nella sua interiorità.
Nell’adorazione al Cuore di Cristo ci si riferisce anche al cuore fisico,in quanto simbolo espressivo del cuore come  centro originario di Cristo.
Il Cuore di Cristo:
è centro di risonanza delle azioni e delle sofferenze redentrici;
è sorgente psicologica di tutti i sentimenti dell’amore di Dio e degli uomini;
è espressione simbolica  di tutto ciò che Cristo,nel suo amore,ha compiuto per la nostra redenzione e che ora,come capo del Corpo Mistico, che è la Chiesa,continua a compiere.

Nono giorno:la devozione al  Sacro Cuore di Gesù

L’oggetto vero ed adeguato della devozione al Sacro Cuore è sempre la persona del Signore.
La struttura fondamentale di questa devozione è,perciò,quella del culto latreutico,perché la persona del signore è adorabile.
Nella devozione al Sacro Cuore di Gesù si onora,pertanto,la persona del Signore con culto latreutico riferendosi al Suo Cuore,cioè al centro originario più intimo di tutta la sua umanità,quindi,al centro corporeo,psichico e spirituale,divino e umano,che determina il suo comportamento verso di noi,quale l’abbiamo conosciuto nella storia della salvezza.
Nella devozione al Sacro Cuore di Gesù è attinto direttamente l’amore divino e quello umano di Cristo,perché l’amore umano di Cristo è l’amore di Dio incarnato,è segno efficace dell’amore divino redentore .
Il Cuore di Cristo è simbolo del triplice amore  del Redentore per il genere umano:amore divino,amore umano spirituale,amore umano sensibile.
E siccome l’amore umano non è mai solo spirituale,né mai solo sensibile,è più opportuno parlare di un duplice amore di Cristo:divino e umano.

Decimo giorno:La riparazione

Cosa dobbiamo riparare?

L’amore di Dio offeso a causa dei  peccati propri e quelli degli altri.
Il peccato è il rifiuto dell’amore di Dio,la riparazione,perciò,deve consistere nell’accettazione dell’amore di Dio,che vuol dire vivere la vita cristiana,inserirsi in Cristo,conformarsi a Cristo.
Il grande teologo tedesco Karl Rahner dice: rendersi partecipi con fede,ubbidienza ed amore alla sorte del Signore,accettando le manifestazioni del peccato nel mondo:schiavitù,tenebra,persecuzione,lontananza da Dio,morte.
Accettare per superare,per redimere. L’atteggiamento del cristiano non è un atteggiamento di passiva rassegnazione,bensì un atteggiamento  positivo e propositivo ,che ci porta a riconoscere la realtà,quindi a non chiudere gli occhi dinanzi ai mali del mondo e,nel tempo stesso, ad adoperarci per migliorare questa realtà e metterla nell’orizzonte della redenzione.
L’atteggiamento del cristiano non è quello del riconoscere per condannare,bensì quello del riconoscere per accogliere e redimere,mettendo tutto nelle mani della divina misericordia.

Undicesimo giorno:il conforto del Signore

Tenendo presente che nello stato attuale,cioè stato di glorificazione,Cristo non soffre e,perciò,non può essere consolato,come intendere l’idea e la prassi di volere,nella devozione al Sacro Cuore,consolare il Signore?

Lasciamoci aiutare dal papa Pio XI,il quale nell’Enciclica Miserentissimus Redemptor dell’otto Maggio 1928 spiega così:Cristo,in forza della sua visione immediata di Dio e della sua scienza infusa,era a conoscenza,nella sua passione,della riparazione e soddisfazione,quindi della compassione degli uomini di tutti i tempi e,mediante questa conoscenza poteva attingere da tale amorevole compassione,conforto per il suo cuore umano.
Perciò la nostra compassione di oggi per Lui ,l’ha già consolato allora e,solo allora,perchè oggi non è più possibile.
Il conforto,perciò,non è diretto a Cristo glorioso,ma a Cristo nella sua passione.

La stesso cosa possiamo dire dell’offesa fatta al Signore con i nostri peccati:l’offesa non è fatta oggi al Cristo glorioso,ma a Cristo nella sua passione.
Al di là di ogni spiegazione teologica,ciò che immediatamente possiamo cogliere e vivere è questo:accettiamo le nostre sofferenze e la nostra vita unendole alla passione di Cristo.

Dodicesimo giorno:conoscere,imitare e pregare il Sacro Cuore di Gesù

Conoscere il Cuore di Gesù significa conoscere tutta l’Incarnazione:la vita,la predicazione,la passione del Salvatore;significa conoscere e vivere i Sacramenti,specialmente l’Eucaristia;significa conoscere la Chiesa e il Sacerdozio;significa conoscere la sua misericordia verso i peccatori.

Dobbiamo imitare il Cuore di Gesù,perché Egli è la fonte e il modello di ogni virtù;perché il nostro cuore diventi simile al Cuore di Gesù,che è mansueto,umile,pio,generoso,ardente di amore.
Dobbiamo pregare il Cuore di Gesù,con orazioni,riparazioni,ossequi.
La Chiesa ci  indica il Cuore di Gesù come sorgente di bontà:i peccatori trovano in lui riconciliazione e risurrezione;i deboli vengono rafforzati;i dubbiosi sono illuminati;a tutti è rivolto l’invito:Venite a me quanti soffrite e siete oppressi ed Io vi consolerò.
Ricordiamo,però, che la preghiera non è parola vuota,ma il cuore messo nel Cuore di Cristo e offerto alla misericordia del Padre.
La preghiera non è un parlare magico:parlo,chiedo a Dio ed ottengo ,ma è un continuo,profondo,misterioso e,talvolta tempestoso dialogo con Dio.
Soprattutto quando la nostra aridità spirituale ci fa percepire Dio lontano e sordo dobbiamo avere la certezza dell’ascolto e della vicinanza  da parte di Dio.

Tredicesimo giorno: la natura del culto del Sacro Cuore di Gesù.

Più si conosce,più si ama! Più impariamo a conoscere l’intima natura del culto del Sacro Cuor di Gesù e più siamo in grado di apprezzarne l’inesauribile profondità.
Nell’Antico Testamento troviamo testimoniato l’amore di Dio per il suo popolo, la rivelazione e la descrizione dell’infinita carità di Dio per il genere umano. Ed è proprio l’amore di Dio il motivo dominante del culto al Cuore di Gesù nell’Antico Testamento,infatti,è lo stesso Pio XII che dice: nei Libri Sacri non si hanno mai sicuri indizi di un culto di speciale venerazione e di amore tributato al cuore fisico del Verbo Incarnato,per la sua prerogativa di simbolo della sua accesissima carità .

Tuttavia questo amore di Dio,che è la ragione principale del culto al Sacro Cuore,è testimoniato sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento,con immagini stupende,che prefigurano il Cuore di Cristo,simbolo sublime dell’amore divino.

Il cantore per eccellenza dell’amor di Dio per il suo popolo nell’Antico Testamento è il profeta Osea:quando era fanciullo Israele Io lo amai e dall’Egitto ho chiamato il figlio mio. Ed io ho fatto da balia ad Efraim;ho portato essi in braccio,ma non compresero la cura che io avevo di loro. Li ho attirati a me con attrattive piene di umanità e con vincoli di amore; io sanerò le loro piaghe,li amerò spontaneamente,perché la mia collera si è da loro allontanata. Sarò come rugiada ad Israele,fiorirà come giglio e dilaterà radici come il Libano .
Ma chi all’orizzonte fa intravedere,come presagio, l’amore  infinito di Dio è il profeta Geremia,quando  dice :di un amore etero ti ho amato e perciò ti ho attirato a me pieno di compassione. Ecco che verranno giorni,dice il Signore,ed io stringerò con la casa di Israele e con la casa di Giuda una nuova alleanza. Io scriverò la mia legge nel loro cuore e sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo .

Quattordicesimo giorno:il culto al Sacro Cuore di Gesù nel Nuovo Testamento

Ascoltiamo le parole del papa Pio XII nella citata Enciclica:soltanto dai Vangeli veniamo a conoscere con perfetta chiarezza che la nuova Alleanza stipulata tra Dio e l’umanità[di cui si erano avuti la prefigurazione simbolica nell’alleanza sancita tra Dio e il popolo d’Israele per mezzo di Mosè e il preannunzio nel vaticinio di Geremia] è quella stessa che è stata attuata mediante l’opera conciliatrice di grazia del Verbo Incarnato. Questa Alleanza è da stimarsi incomparabilmente più nobile e più solida,perché a differenza della precedente,non è stata sancita nel sangue di capri e di vitelli,ma nel sangue sacrosanto di Colui,che quegli stessi pacifici ed irrazionali animali avevano prefigurato come l’Agnello che toglie il peccato del mondo.
Il mistero della Redenzione è un mistero di amore:l’amore di Cristo verso il Padre, a cui si offre vittima di riscatto per i peccati del genere umano;l’amore divino,umano,spirituale e sensibile di Cristo Redentore per il genere umano  e l’amore della Santissima Trinità verso l’umanità incapace di offrire un’adeguata soddisfazione per i propri peccati.
All’amore si risponde con l’amore e,perciò,il culto e la devozione al Sacro Cuore di Gesù,centro e simbolo del suo amore per noi,è la nostra risposta di amore all’amore di Cristo.

Quindicesimo giorno:l’amore di Dio,fondamento e culmine dell’Incarnazione e della Redenzione.

I Padri della Chiesa nei loro scritti hanno messo in risalto che lo scopo per cui Cristo assunse una natura umana integra ed un corpo caduco e fragile come il nostro,fu quello di provvedere alla nostra salvezza e di manifestare a noi,nel modo più evidente, il suo amore infinito,compreso quello sensibile.

Ecco alcune testimonianze:

San Giustino:noi adoriamo ed amiamo il Verbo. Egli si è fatto uomo per noi,affinchè,resosi partecipe delle nostre umane affezioni,recasse ad esse rimedio;
San Basilio:benchè sia a tutti noto che il Signore ha assunto gli affetti naturali per confermare la realtà dell’Incarnazione,vera e non fantastica,tuttavia Egli respinse da sé gli affetti disordinati,che inquinano la purezza della nostra vita,perché li ritenne indegni della sua incontaminata divinità;
San Giovanni Crisostomo afferma che se Cristo non avesse assunto una natura umana integra sotto ogni aspetto,non avrebbe pianto per ben due volte.
Sant’Ambrogio parimenti dice che Cristo assunse la natura umana e,con essa, anche le sue passioni;infatti,in quanto Dio,non avrebbe potuto né turbarsi né morire;
Sant’Agostino:il Signore Gesù assunse questi sentimenti della fragile natura umana,come la carne stessa che fa parte dell’inferma natura dell’uomo,e la morte dell’umana carne,non spinto da bisogno della sua condizione divina,ma stimolato dalla sua libera volontà di usarci misericordia.

Sedicesimo giorno:il Cuore di Gesù ,palpitante di amore .

Nelle parole,negli atti,negli insegnamenti,nei miracoli e specialmente nelle opere che più luminosamente testimoniano il suo amore per noi,[come l’istituzione dell’Eucaristia,la sua passione e morte,la donazione della sua santissima Madre,la fondazione della Chiesa,la missione dello Spirito sugli Apostoli e su tutti i credenti],in tutte queste opere noi dobbiamo ammirare altrettante testimonianze del suo triplice amore;e, meditare  i battiti del suo Cuore,con i quali sembrò che misurasse gli attimi del tempo del suo pellegrinaggio terreno,fino al supremo istante in cui,dopo aver di nuovo gridato a gran voce,disse:è compiuto!
E chinato il capo ,rese lo spirito.
Fu allora che il battito del suo Cuore si arrestò e il suo amore sensibile rimase come sospeso fino all’istante della Risurrezione.
Unitasi quindi nuovamente l’anima del Redentore vittorioso della morte al suo corpo glorificato,il suo Cuore sacratissimo riprese il suo battito regolare e da allora non ha mai cessato né cesserà di significare,con ritmo ormai divenuto per sempre calmo ed imperturbabile,il triplice amore[amore divino,amore umano spirituale e amore umano sensibile] che vincola il Figlio di Dio al suo celeste Padre e all’intera comunità umana,di cui è,con pieno diritto,il mistico capo.



Diciassettesimo giorno:sviluppo del culto al Sacro Cuore di Gesù

Il culto e la devozione al Sacro Cuore di Gesù,sempre presenti nel cuore dei fedeli,ha avuto i suoi primi espliciti impulsi  dal cuore ,dalla preghiera e dagli scritti di grandi Santi come: san Bonaventura ,sant’Alberto Magno ,santa Gertrude ,santa Caterina da Siena ,san Pietro Canisio ,san Francesco di Sales ,santa Maria Margherita  Alacoque.
Particolarissimo impulso la devozione al Sacro Cuore di Gesù l’ha ricevuto da santa Maria Margherita Alacoque,suora visitandina, nata in Francia nel 1647 e morta nel 1690.
Ebbe tre visioni di Gesù:nel 1673,nel 1674 e nel 1675.
Durante queste visioni Gesù le affidò la missione di diffondere la devozione al Sacro Cuore di Gesù e di far istituire una festa  in  onore del Sacro Cuore il Primo Venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini. E’ stata canonizzata nel 1920.
Una prima festa solenne al Sacro Cuore di Gesù fu celebrata in Francia il 20 Ottobre 1672.
Mostrando il suo Cuore a santa Margherita Maria Alacoque il Signore si degnò di attrarre le menti degli uomini alla contemplazione e alla venerazione dell’amore misericordiosissimo di Dio per il genere umano.
Il culto al Sacro Cuore di Gesù è scaturito spontaneamente dalla fede viva e dalla fervida pietà,che anime elette nutrivano verso la persona del Redentore e verso quelle sue gloriose ferite,che ne testimoniano nel modo più eloquente l’amore immenso dinanzi allo spirito contemplativo dei fedeli .

Diciottesimo giorno:la festa del Sacro Cuore di Gesù

La festa del Sacro Cuore di Gesù è stata liturgicamente approvata dalla Sacra Congregazione dei Riti il 25 Gennaio del 1765 e approvata dal papa Clemente XIII il 06 febbraio dello stesso anno.
Inizialmente,come privilegio,il papa concesse ai Vescovi della Polonia e all’Arciconfraternita romana del Sacro Cuore,la facoltà di celebrare la festa liturgica del Sacro Cuore di Gesù.
Circa un secolo dopo,il 23 agosto 1856,il papa Pio IX estese la celebrazione di questa  festa  a tutta la Chiesa e da questo momento il culto al Cuore di Gesù si è esteso a tutto il mondo cattolico.
Il fatto che la festa liturgica del Sacro Cuore sia stata istituita   prima degli scritti di santa Margherita Maria ci fa certi che la devozione al Sacro Cuore di Gesù non è frutto di una rivelazione privata,ma affonda le sue radici della Sacra Scrittura,nella Tradizione e nella Liturgia.
È a queste fonti che dobbiamo attingere l’acqua viva della carità di Cristo nella quale è riposta la pienezza della vita cristiana.
Il Cuore di Cristo è l’immagine della pienezza dell’amore di Dio:pienezza di misericordia nella quale,come dice l’apostolo Paolo scrivendo a Tito:apparvero la bontà di Dio,salvatore nostro,e il suo amore per gli uomini[3,4] .
Contempliamo il Cuore di Cristo e viviamo nella speranza e nella fiducia, perché Dio non ha mandato il Figlio unigenito nel mondo per condannare il mondo,ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.[Giovanni 3,17].

Diciannovesimo giorno:gli elementi essenziali del culto al Sacro Cuore.

Gli elementi essenziali del culto al Sacro Cuore di Gesù sono gli atti di amore e di riparazione.
Si tratta non di vano sentimentalismo né di superficiale “devozionismo”,ma di vero culto spirituale,di quel culto di cui Gesù parlò alla Samaritana:viene l’ora,ed è questa,in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità:così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.[Giovanni 4,23-24].

Contemplare il Cuore di Gesù non solo non ci impedisce di penetrare nell’intimo dell’amore di Dio,ma,al contrario,ce ne facilita l’accesso.

Ascoltiamo quanto a riguardo dice il Papa Pio XII nella più volte citata Enciclica:dall’elemento corporeo che è il Cuore di Cristo e dal suo naturale simbolismo è per noi legittimo e doveroso ascendere,sorretti dalle ali della fede,non soltanto alla contemplazione del suo amore sensibile,ma ancora più in alto fino alla considerazione e all’adorazione del suo eccellentissimo amore infuso;finalmente,con un’ultima dolce e più sublime ascesa,elevarci sino alla meditazione e all’adorazione dell’Amore divino del Verbo incarnato.
Il Cuore di Cristo è il Cuore della seconda Persona della Santissima Trinità,il Cuore del Verbo che ha assunto la natura umana nel grembo della Vergine Maria, è, perciò,  l’espressione più alta dell’Amore della Trinità per tutta l’umanità.
Non si arriva al Cuore di Dio se non passando per il Cuore di Cristo! E’ Gesù stesso che ce lo dice:Io sono la via,la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.[Giovanni 14,6]. Il culto al Cuore di Gesù,perciò,è il culto all’amore che Dio ha per noi in Gesù ed è la risposta di amore che diamo all’Amore di Dio.

Ventesimo giorno:raccomandazioni per una devozione sempre più illuminata

Il papa Pio XII ,verso la fine  della citata Enciclica,dopo aver, ancora una volta, ricordato che la devozione al Cuore di Gesù non è una qualsiasi pratica di pietà,ma una forma di culto necessaria, se si vuole raggiungere la perfezione cristiana,indica le caratteristiche essenziali di tale devozione e dice:il culto al Cuore di Gesù non consiste principalmente in devote pratiche esteriori,né esso deve essere ispirato innanzitutto dalla speranza di propri vantaggi.
La devozione al Cuore di Gesù,dice ancora il papa,è vessillo di unità,di salvezza e di pace. E aggiunge:la devozione verso il Cuore di Gesù deve alimentare e promuovere specialmente il culto alla Croce,come pure l’amore verso il Santissimo Sacramento.
In fine il papa raccomanda di unire alla devozione al Sacro Cuore di Gesù quella al Sacro Cuore di Maria e dice:perché il culto al Sacro Cuore di Gesù porti copiosi frutti di bene nelle famiglie e in tutta l’umana società,si facciano un dovere i fedeli di associarvi la devozione al Cuore Immacolato di Maria.

Ventunesimo giorno:il Cuore di Dio nella Sacra Scrittura

Dopo queste riflessioni sul culto e la devozione al Sacro Cuore di Gesù,in questi ultimi giorni,cerchiamo di aprire le nostre menti e i nostri cuori alla conoscenza del cuore di Dio ,del Cuore di Cristo e del cuore dell’uomo ispirandoci alla Sacra Scrittura. Oggi ci fermiamo a cogliere ciò che la Scrittura dice del cuore di Dio nei confronti dell’uomo.
Non sono molti i passi in cui la Bibbia parla del cuore di Dio,anzi ,sono pochi,ma sufficienti per farci cogliere una realtà stupenda:Dio va in cerca dell’uomo,  si prende cura di lui.
Nel libro di Giobbe,infatti leggiamo:
che cosa è l’uomo perché tu lo consideri grande e a lui rivolga la tua attenzione e lo scruti ogni mattina e ad ogni istante lo metti alla prova?[Giobbe 7 ,17].

E nel Salmo leggiamo:
che cosa è mai l’uomo,perché di lui ti ricordi,e il figlio dell’uomo perché te ne curi?[Salmo 8,5].

Nonostante le ripetute infedeltà del suo popolo,Dio non si arrende e continuamente  riallaccia con esso i rapporti.

Ascoltiamo queste vibranti parole che il profeta Osea mette sulle labbra di Dio:il mio popolo è duro a convertirsi:chiamato a guardare in alto,nessuno sa sollevare lo sguardo.
Come potrei abbandonarti,Efraim,come consegnarti ad altri,Israele?[…].Il mio cuore si commuove dentro di me,il mio intimo freme di compassione[Osea 11 7-8].

Ventiduesimo giorno: il cuore dell’uomo rispetto a Dio

Nella Bibbia il cuore dell’uomo è inteso come la parte più intima della sua personalità,come la sede della  vita spirituale e come segno dei suoi sentimenti più intimi e delle sue scelte fondamentali.

La religione biblica è una religione del cuore:perché la risposta dell’uomo all’Amore di Dio è una risposta del cuore,una risposta che impegna tutto l’uomo;perché il sacrificio che Dio chiede all’uomo non è quello di tori e di agnelli,ma è il sacrificio del cuore: Tu non gradisci il sacrificio;se offro olocausti Tu non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio. Un cuore contrito ed affranto ,Tu, Dio non disprezzi.[Salmo 51,18-19];perché dal cuore dell’uomo scaturiscono le intenzioni,le scelte e le azioni;perché dal cuore dell’uomo si giudica la moralità delle azioni: non ciò che entra nella bocca rende cattivo l’uomo,ma ciò che esce dalla sua bocca,infatti:  dal cuore dell’uomo provengono propositi malvagi,omicidi,adulteri,impurità,furti,false testimonianze,calunnie[Matteo 15,17-19]; perché,se il cuore dell’uomo è buono,tutto l’uomo è buono. Come l’albero buono dà frutti buoni e l’albero cattivo dà frutti cattivi,così:l’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene;l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male;la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.[Luca 6,43-45].




Ventitreesimo giorno:le antitesi del cuore dell’uomo

Il cuore dell’uomo,come ci viene presentato dalla Bibbia,può essere:contrito e duro,docile e ribelle,vicino e lontano,sapiente e stolto.
Oggi ci fermiamo a considerare due antitesi:il cuore contrito e duro e il cuore docile e ribelle.

A.  Cuore contrito e cuore duro.
In tutto l’Antico Testamento sono molteplici i richiami di Jahvè al popolo,perché ritorni sulla retta via e abbandoni la durezza del proprio cuore.
Il profeta Geremia mette sulle labbra di Dio queste parole rivolte ad Israele:
abbandonate la vostra condotta perversa,migliorate le vostre abitudini e le vostre azioni. Ma essi diranno:è inutile,noi vogliamo seguire i nostri progetti,ognuno di noi caparbiamente secondo il suo cuore malvagio[Geremia 18,11-12].
Dio si compiace di un cuore contrito ed umiliato,più che dei sacrifici e degli olocausti[Salmo 51]. Gli Atti degli Apostoli mettono sulla bocca di Stefano queste parole di rimprovero agli Israeliti:o gente di dura cervice e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie,voi opponete sempre resistenza allo spirito Santo.[Atti 7,51].

B. Cuore docile e cuore ribelle
La storia d’Israele è una storia di continue proposte da parte di Dio e di continui rifiuti da parte del popolo;di impegni presi e non mantenuti,di un popolo dal cuore incostante ed infedele. La storia di un popolo che onora Dio con le labbra,ma non con il cuore. La storia che talvolta è anche la nostra storia e ,perciò,è bene meditare sempre le parole dell’apostolo Paolo,il quale scrivendo alla comunità cristiana di Roma ,dice: vicino a te si trova la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore,cioè la parola della fede che noi predichiamo.
Perchè se con la tua bocca proclamerai:Gesù è il Signore!,e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti,sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.

Ventiquattresimo  giorno:il cuore vicino e lontano;il cuore indiviso e idolatrico.

Continuando con le antitesi del cuore,oggi ci fermiamo sul cuore vicino e lontano e sul cuore sapiente e il cuore stolto.

A.  Cuore vicino e cuore lontano.
Dio chiama il suo popolo al dialogo con lui.
Il dialogo implica la vicinanza! Non tanto quella fisica,quanto quella psicologica.
Per entrare in dialogo e non solo per parlarsi addosso,due persone devono essere in sintonia psicologica,devono nutrire luna per l’altra sentimenti di fiducia e di stima.
Se questo è vero nel dialogo tra gli uomini,ancor più lo è nel dialogo tra Dio e l’uomo.
Non solo nella storia di Israele,ma anche nella storia della Chiesa e in quella personale di ciascuno di noi dobbiamo,purtroppo,registrare che non sempre il cuore dell’uomo e vicino a Dio.
 Troppo spesso Dio è sulle nostre labbra,ma non nel nostro cuore.
B. Cuore sapiente e cuore stolto.
Il cuore,per la Bibbia ,è sede della sapienza.
La preghiera del timorato di Dio dev’essere quella di essere salvato:
da un cuore ostinato:un cuore ostinato finirà male;un cuore ostinato sarà oppresso da affanni[3,26-29];
da un cuore stolto:il cuore dello stolto è come un vaso rotto,non può contenere la scienza. Sulla bocca degli stolti è il loro cuore;i saggi invece hanno la bocca sul cuore[Eccli 21,14.26];
da un cuore tardo:Gesù dice ai discepoli di Emmaus:stolti e tardi di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti![Luca 24,25].
da un cuore interessato:Pietro risponde a Simon Mago:possa andare in rovina tu e il tuo denaro,perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio. Non hai nulla da spartire né da  guadagnare in questa cosa,perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Convertiti,dunque,da questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonata l’intenzione del tuo cuore.

Venticinquesimo giorno:Dio e il cuore dell’uomo

Ci fermiamo oggi a considerare quale rapporto Dio ha voluto e vuole stabilire con il cuore dell’uomo e,quindi,con l’uomo stesso.

Leggendo la Bibbia troviamo che:
Dio crea il cuore dell’uomo:Dio non solo sta all’origine della vita dell’uomo,ma la conserva,la regge e la ispira:allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente[Genesi 2,7];
Dio vede,conosce e scruta il cuore dell’uomo:Jahvè pesa il cuore dell’uomo[Proverbi 21,1],Jahvè guarda il cuore dell’uomo[ Samuele 6,7],Jahvè scruta i cuori e penetra ogni intimo pensiero[ Cronache 8,9],il Signore conosce il cuore di tutti[Atti ,24];
Dio mette alla prova il cuore dell’uomo:l’amore umano è chiamato alla fedeltà,ma spesso cede alla tentazione dell’infedeltà non solo nei rapporti tra uomini,ma anche nel rapporto con Dio.
L’infedeltà del popolo ha attraversato la storia di Israele,la storia della Chiesa e attraversa la storia di ciascuno di noi. La prova e la tentazione fanno parte della fragilità umana,ma in essa il Signore non ci lascia senza il suo aiuto.
Il fatto è che talvolta noi non mettiamo tutto il nostro impegno e la nostra forza per superare la prova e,così,cadiamo nella tentazione.
Nel Padre Nostro chiediamo al Signore che non ci abbandoni nella tentazione,e il Signore non ci abbandona,non ci fa mancare il suo aiuto,ma noi, siamo forti nel resistere alla tentazione?
Dio parla al cuore dell’uomo e lo invita:il rapporto dell’uomo con Dio è un rapporto dialogico.
Dio prende l’iniziativa e ci chiama ad entrare in dialogo con Lui;quella di Dio è una chiamata alla Salvezza, alla quale l’uomo è chiamato a rispondere in piena coscienza e libertà. E siccome Dio  conosce  le nostre debolezze e le nostre infedeltà,continuamente ci chiama alla conversione e ci aspetta scrutando l’orizzonte come il padre della Parabola del figliol prodigo;
Dio apre il cuore dell’uomo:le verità della vita sono sotto i nostri occhi,le  sperimentiamo ogni giorno,eppure, troppo spesso, non le comprendiamo nel loro senso profondo.
Per cogliere il senso e gli avvenimenti  della vita abbiamo bisogno che Dio apra il nostro cuore all’intelligenza delle cose.
Ricordiamo,solo come esempio,i discepoli di Emmaus:mentre fanno ritorno al loro paese, delusi e tristi,discorrendo di tutto ciò che era accaduto,Gesù li avvicina e si fa compagno di viaggio,ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Lo riconosceranno nel momento in cui,con lo spezzare il pane,Gesù apre il loro cuore.
L’esperienza del vedere il Signore senza riconoscerlo è anche nostra,perciò preghiamo perché il Signore ci dia  cuore per comprendere,occhi per vedere ed orecchi per udire.
Dio abita nel cuore dell’uomo:non mancano nell’Antico Testamento accenni al desiderio di Dio di stabilire rapporti di familiarità e di intimità con l’uomo,ma è nel Nuovo Testamento,e soprattutto negli scritti dell’apostolo Paolo, che troviamo la testimonianza  del Dio che è in noi: la speranza non delude,perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito Santo che ci fu dato[Romani 5,5].

Ventiseiesimo giorno:il Cuore di Cristo.

Il cuore di Cristo è mite ed umile:Gesù si rivolge  agli stanchi ed affaticati e dice: venite a me voi tutti che siete stanchi ed oppressi ed io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi ed imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero[Matteo 11,28-29].
Il cuore di Cristo è sorgente di acqua viva:e nell’ultimo giorno,il grande giorno della festa,Gesù,ritto in piedi ,gridò:se qualcuno ha sete venga a me e beva chi crede in me[Giovanni 7,37-38].
L’espressione fame e sete,nella Scrittura,spesso indica le aspirazioni spirituali del cuore umano;ricordiamo la quarta beatitudine:beati coloro che hanno fame e sete di giustizia,perché saranno saziati[Matteo 5,6] .
Il cuore di Cristo è il cuore del buon pastore che offre la vita per le pecore:Io sono il buon pastore,conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,così come il Padre conosce me ed io conosco il Padre e do la mia vita per le pecore[Giovanni 10,14-15].
Il cuore di Cristo è il cuore trafitto: i soldati,venuti da Gesù,vedendo che era già morto,non gli spezzarono le gambe,ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco e subito ne uscì sangue ed acqua.[Giovanni 19,33-34].

Ventisettesimo giorno: Cristo,l’Agnello immolato.

Giovanni battista, vedendo Gesù venire verso di lui disse:ecco l’agnello di Dio,colui che toglie il peccato del mondo!
La citazione di Giovanni si riferisce al rito veterotestamentario dell’agnello pasquale,che era il memoriale della liberazione d’ Israele dalla schiavitù egiziana,ma per lui l’agnello pasquale ebraico era un semplice segno che diventa realtà in Cristo.
Non si tratta più della liberazione da una schiavitù politica,bensì dalla schiavitù del peccato.
Nell’Apocalisse Giovanni rende gloria a Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue,che ha fatto di noi un regno,  sacerdoti per il suo Dio e il Padre[1,5].
Nell’Apocalisse,dove la  rappresentazione  di Cristo sotto la figura dell’agnello ritorna ben 29 volte e  in tanti altri passi del Nuovo Testamento, Cristo viene presentato come l’agnello pasquale dei cristiani.
Solo a modo di esempio, leggiamo un passo dell’apostolo Paolo ed uno dell’apostolo Pietro:

Togliete via il lievito vecchio,per essere pasta nuova,poiché siete azzimi.
E, infatti,Cristo,nostra Pasqua,è stato immolato![1 Corinzi 5,7].

Voi sapete che non a prezzo di cose effimere,come argento e oro,
foste liberati dalla vostra vuota condotta,ereditata dai padri,
ma con il sangue prezioso di Cristo,
agnello senza difetto e senza macchia[ Pietro ,1,18-19].

Cristo dal costato trafitto è,dunque,il vero agnello della nuova pasqua,è colui che ha sottratto l’umanità dalla schiavitù del peccato e le ha riaperto la porta del Cuore misericordioso del Padre.
Quando celebriamo l’Eucaristia prestiamo attenzione al fatto che questo Sacramento,memoriale della Pasqua di Cristo,non solo ci ricorda l’amore redentore di Cristo,ma lo rende presente ed attuale.
Sia,perciò,la nostra partecipazione all’Eucaristia una partecipazione non solo assidua,ma anche consapevole e palpitante di amore,come risposta all’amore di Cristo per noi.

Ventottesimo giorno:guarderanno a colui che hanno trafitto

Il profeta Isaia parla del Servo di Jahvè,il Giusto,trafitto a causa dei nostri peccati e che,per i suoi dolori,diventa per tutti mediatore di salvezza:Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,vedrà una discendenza,vivrà a lungo,si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza;il giusto mio servo giustificherà molti,egli si addosserà le loro iniquità.[Isaia 53,10-11].

L‘apostolo ed evangelista Giovanni vede in Cristo il vero Servo di Jahvè, il vero unico Giusto che ha accettato la morte per amore,per espiare i peccati di tutta l’umanità.
Tra gli evangelisti,Giovanni è quello che  insiste sul cuore trafitto di Cristo,non solo nel Vangelo,ma anche nell’Apocalisse.
Ai discepoli che dicono di aver visto il Signore,Tommaso dice:se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi,e non metto la mia mano nel suo fianco,io non credo. Otto giorni dopo,i discepoli erano ancora in casa e c’era anche Tommaso:Venne Gesù,a porte chiuse,e stette in mezzo a loro e disse:Pace a Voi!
Poi disse a Tommaso:metti qui il tuo dito e guarda le mie mani;tendi la tua mano e mettila nel mio fianco,e non essere più incredulo,ma credente[Giovanni 20,25-28].

La ferita del costato di Cristo glorioso è il segno dell’amore totale con cui Egli ama il Padre e,nel tempo stesso, è anche il segno dell’amore totale con cui il Padre ama Lui e,in Lui,tutta l’umanità.

Dal costato squarciato di Cristo sgorga l’acqua della vita eterna,che Cristo continua a distribuire, per mezzo della Chiesa, a tutti i credenti.
Il costato aperto di Cristo,secondo l’espressione di Sant’Agostino,è la porta della vita.

“L‘evangelista[Giovanni] ,scrive sant’Agostino, a commento dell’espressione:uno dei soldati,con la lancia,aprì il suo costato,si è servito di una espressione scelta a proposito.
Egli non dice:colpì o ferì il suo costato;ma aprì il suo costato,per farci comprendere che così egli apriva la porta della vita,donde sono usciti i Sacramenti,senza i quali non si può avere accesso alla vita vera.

[…]La prima donna fu tratta dal fianco di Adamo addormentato, che venne chiamata vita e madre dei viventi. Qui vediamo il secondo Adamo piegare il capo e addormentarsi sulla croce,perché una sposa gli fosse formata,con il sangue e l’acqua che sgorgano dal suo costato,dopo la sua morte.”

In  questo commento al testo giovanneo sant’Agostino individua tre temi :
• il tema dell’acqua e del sangue,simbolo dei Sacramenti;
• il tema della Chiesa che,come la prima Eva,nasce dal costato di Cristo;
• il tema del costato aperto,per il quale si può avere accesso alla vita.

Ventinovesimo giorno: Gesù rivela la Misericordia del Padre.

Dio ci chiama per primo! E quando noi camminiamo lontano al suo amore,ci cerca e,trovatici,fa festa.
Questo è l’insegnamento di Gesù circa l’amore di Dio per noi.
Ricordiamo le tre parabole della misericordia riportate da Luca:la pecora perduta,la moneta perduta e il figlio perduto,impropriamente detto figliol prodigo[Luca 15,4-31].
A conclusione della parabola della pecora perduta Gesù dice:Io vi dico:così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

A conclusione della parabola della moneta perduta,troviamo una espressione simile, che esprime lo stesso concetto:Così io vi dico:vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

La finale della parabola del figlio perduto esplicita la motivazione della gioia del Padre, che al figlio fedele e risentito dice:Figlio,tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo,ma bisognava far festa e rallegrarsi,perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita,era perduto ed è stato ritrovato.

L’insegnamento delle tre parabole è grande e sorprendente:Dio è felice di ritrovare l’uomo,persino più felice di quanto lo è l’uomo nel tornare a Dio.
Gesù non solo ci rivela l’ amore del  Padre,ma  c’insegna ad amare,a perdonare, ad essere misericordiosi:amatevi gli uni gli altri,come io vi ho amati;perdona le nostre colpe come noi perdoniamo a chi ci ha offeso:siate misericordiosi come è  misericordioso il Padre vostro che è  nei cieli .

Trentesimo giorno:il mistero della Redenzione è mistero dell’ amore trinitario.

Nella sua misericordia senza limiti il Padre ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito,perchè chiunque crede in lui non muoia,ma abbia la vita eterna[Giovanni 3,1].
Cristo accoglie liberamente l’iniziativa del Padre:il Figlio da sé non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre;quello che Egli fa anche il Figlio lo fa[Giovanni5,19]; condivide l’atteggiamento misericordioso del Padre e  offre se stesso per i nostri peccati.
Cristo morto e risorto è il nostro Salvatore,è l’incarnazione dell’amore misericordioso di Dio per l’umanità.
Dopo  la Pasqua,attraverso il ministero della Chiesa, in virtù dello Spirito Santo,la salvezza raggiunge i singoli uomini.
Il Catechismo degli Adulti sintetizza questo mistero dell’amore trinitario  in modo mirabile quando dice:Dio Padre ha mandato il suo Figlio tra gli uomini,lo ha lasciato in balia della loro violenza,lo ha reso solidale con il peccatori fino alla morte in croce,lo ha risuscitato come loro Salvatore.
Gesù Cristo,condividendo l’amore del Padre per noi peccatori,si è consegnato nelle nostre mani,si è donato senza riserve fino alla morte,ha portato il peso dei nostri peccati,quindi è risuscitato per comunicarci lo Spirito Santo e renderci giusti. Così ha manifestato l’amore misericordioso del Padre,lo ha glorificato.
Lo Spirito Santo,amore del Padre e del Figlio,ha animato l’esistenza umana di Cristo,in modo che fosse un continuo dono di sé agli uomini,fino al vertice supremo della morte in croce e della risurrezione[252].

Chiudiamo questo mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù ricordando che:
• Cristo è la porta della vita e questa porta è sempre aperta per ciascuno di noi;
• Dio parla al cuore dell’uomo attraverso il Cuore di Cristo;
• Il Cuore di Dio e il cuore dell’uomo si fondono nel Cuore di Cristo.

Preghiamo con Sant’Efrem Siro :

O mio liberatore,tu che sei santo e grande,accogli con benevolenza la mia lode.
Ecco il mio amore,maestro;io spero soltanto di esserti gradito.
Il tuo fianco trafitto dalla lancia e la passione che hai sopportato per me,mi dicono tutto il tuo amore.
Tu mi hai ricondotto nella casa del Padre da cui ero fuggito.
Hai pregato per me povero,mi hai procurato del vino,hai mitigato con olio le mie ferite,hai spezzato il tuo pane per me.
Solo Cristo si dona cibo agli eletti e versa il suo sangue per i figli della Chiesa.
La sua croce è un trionfo,vittoria di salvezza per gli eletti.
O amato,ricevi l’eterna lode,tu che con il tuo  sangue hai chiesto la mano della sposa!













 
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