Catechesi sul Matrimonio - Parrocchia S.Nicandro V.M.

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Catechesi sul Matrimonio

Catechesi
Corso di preparazione al Matrimonio

1. Il Matrimonio nel disegno del Creatore [Genesi 2,18-25; 1,28]

Il matrimonio nella forma in cui è gradito a Dio è:

• Unione perfetta dell’uomo e della donna che coinvolge tutta la persona;i due saranno una sola carne = comunione di vita,di esistenza
• Monogamico:sua donna,suo uomo.

• Ordinato alla discendenza[siate fecondi e moltiplicatevi],all’amore e all’aiuto reciproco[non è bene che l’uomo sia solo.

• Comunione di amore e di vita,di esistenza,che fa dei due una sola carne.




Citazioni
Il realmente possibile è ciò che possiamo continuare a scegliere senza che l’averlo scelto una volta renda non possibile la scelta ulteriore. Consideriamo il caso di un uomo o di una donna  che si appresti a sposare la compagna o il  compagno che ha scelto.
Ciò che questa persona deve domandarsi è:la scelta che io faccio in questo momento potrò ripeterla per tutti i giorni e gli anni a venire?I motivi che mi hanno condotto alla scelta danno una certa garanzia di poter continuare a suggerire la scelta stessa?
Se con tutta onestà quella persona potrà rispondere sì a tale domanda,la sua scelta si presenta sotto buoni auspici;altrimenti essa è,fin dall’inizio,una scelta sbagliata.
E di fatti un matrimonio riuscito è solamente quello in cui dopo molti anni,nonostante tutto ciò che può essere intervenuto nel frattempo,le due persone possono ancora dire:quella scelta io la farei ancora. È  chiaro che queste due persone hanno continuamente rinnovato la loro scelta ed hanno tenuto vivi e vitali i motivi che l’hanno la prima volta suggerita. Scegliere bene significa scegliere ancora e sempre.

[[Nicola Abbagnano ,Possibilità e libertà,1956]

L’amore è una nuova forma di essere. Esso si volge al soggetto al di là della sua natura,vuole il suo compimento come persona,come libertà,quali che siano i suoi pregi e le sue sventure,che non hanno più valore essenziale nei suoi confronti.
L’amore è cieco,ma di una cecità lucidissima,perché nell’altro riesce a vedere sempre un valore.
[Emmanuel Mounier ,1905-1950,Il Personalismo].

Quando l’amore decade a qualcosa che si vuole avere  non è più amore.
L’unica possibilità dell’amore è nell’essere,nel considerare l’altro come un soggetto che non si può possedere,ma si deve accogliere nella ricchezza del suo essere,nel suo vero valore umano.
[Erich  Fromm,L’arte di amare. Psicoanalista tedesco 1900-1980].

Insieme nel matrimonio e insieme sarete in eterno. Sarete insieme quando le bianchi ali della morte disperderanno i vostri giorni .Sarete insieme anche nella silenziosa memoria di Dio. Ma lasciate che vi sia spazio nel vostro essere insieme e lasciate che i venti del paradiso danzino tra voi. Amatevi l’un l’altro,ma non fate dell’amore una catena:lasciate piuttosto che vi sia un mare in movimento tra i lidi delle vostre anime. Cantate e ballate insieme e siate gioiosi,ma lasciate che ognuno sia solo. Anche le corde di un liuto sono sole,eppure fremono alla stessa musica. Datevi i vostri cuori,ma non per possederli,perché solo la mano di Dio può contenere i vostri cuori. State in piedi insieme,ma non troppo vicini,perchè le colonne del tempio stanno separate e la quercia e il cipresso non crescono l’uno nell’ombra dell’altro.
[Kahlil Gibran,poeta libanese,Il profeta].




Nell’Antico Testamento[AT] troviamo:

il matrimonio nella forma in cui è gradito a Dio;una forma di poligamia della quale non sono taciute le cattive conseguenze.

Il matrimonio nella forma in cui è gradito a Dio è:
• unione perfetta dell’uomo e della donna;
• monogamico;
• ordinato alla discendenza,all’amore e all’aiuto reciproco.
• comunione di amore e di vita voluta dal Creatore.

Nel matrimonio:
a .  si attua il completamento reciproco dell’amore che rende felici[Gn 2.18;Deut 24,5;Prov 5,18 ss;31,10-31;Qo 9,9;Rt 1,9;3,1].]

b  .    si diventa una cosa sola [Gn 2,24].

Leggiamo  Genesi2,18-25:

E il Signore Dio disse:non è bene che l’uomo sia solo,gli voglio fare un aiuto che gli sia simile. Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo,per vedere come li avrebbe chiamati[…]  L’uomo impose il nome a tutto il bestiame[…]ma non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la  costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: "Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta". Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.

Per meglio comprendere il significato del testo precisiamo  alcuni termini:
• il  termine uomo  in ebraico viene espresso con diversi termini:adam,che sta a significare l’essere umano in generale,che traduciamo con Adamo,ma meglio sarebbe dire umanità;
• il termine ish,che indica il maschio umano e spesso anche il marito;isshah,che indica la donna e spesso anche la moglie;
• il termine enosh,che nel significato non differisce da adam,però sottolinea la fragilità dell’uomo.

Per rompere la solitudine dell’uomo Dio crea gli animali: Non è bene che l’uomo sia solo,gli voglio fare un aiuto che gli sia simile[v. 18].
Ma con la creazione degli animali la solitudine dell’uomo è solo parzialmente superata,perché nel dare il nome agli animali l’uomo scopre che  sono diversi da lui,nessuno di essi può fargli compagnia,nessuno può essere suo compagno di vita,nessuno può tirarlo  completamente fuori dalla sua solitudine.
Allora Dio plasma ,con la stessa materia di cui è costituito l’uomo[ nella lingua semitica costola significa anche vita e femminilità] una nuova creatura umana,fatta della stessa realtà e dotata della stessa dignità.
Ora l’uomo esplode nel primo ed eterno canto di amore:essa è carne della mia carne,osso della mie ossa[…]si chiamerà isshah[donna],perché è della stessa natura e dignità dell’uomo[ish],perché è il femminile di ish.

Tra l’uomo e la donna c’è una comunione così profonda da fare dei due una sola carne. Espressione questa che non indica soltanto l’unione nella sessualità matrimoniale,ma anche la comunione di vita,perché in senso biblico il termine carne è simbolo dell’esistenza. L’uomo e la donna sono nudi,ma non ne provano vergogna. La nudità biblica è il segno della creaturalità:prima del peccato l’uomo tranquillamente si accetta per quello che realmente è,cioè  creatura. Dopo il peccato l’uomo si sente denudato della dignità di creatura e cerca di coprirsi nel tentativo di ritrovare la dignità perduta.

Possiamo sintetizzare in tre punti: 1.il matrimonio,come unione perfetta dell’uomo e della donna viene presentato nella ricostituzione della originaria unità dei sessi;
2. la donna è considerata partner dell’uomo e come tale dev’essere amata e rispettata;3. il matrimonio è monogamico:l’uomo si unisce alla sua donna e la donna si unisce al suo uomo.

Riflettiamo  ora  su Genesi 1,28:Dio li benedisse e disse loro:siate fecondi e moltiplicatevi,riempite la terra.

Il matrimonio ha come funzione primaria quella di procurare una discendenza,perciò nel matrimonio non si può deliberatamente escludere la procreazione.
La fecondità è una benedizione[Ge 1,28;9,1,7;22,17; Dt 7,13;Ger 23,3;Ez 36,11…],ma se  questa non dovesse essere possibile per cause naturali il matrimonio non perde certamente di significato, perché innanzitutto è  comunione di vita e  per sua natura è ordinato al bene dei coniugi,alla procreazione e all’educazione dei figli.

A prescindere,perciò, dalla procreazione la sessualità coniugale è vista come dono positivo del creatore[Cfr. Il Cantico dei Cantici].
I figli sono dono di Dio e motivo di gioia:dono del Signore sono i figli,è sua grazia il frutto del grembo[Salmo 127,3];la tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa;i tuoi figli come virgulti di olivo intorno alla tua mensa.[Salmo 128,3].
Volendo sintetizzare diciamo che dai testi biblici del V.T. ricaviamo cinque caratteristiche del matrimonio.

Il matrimonio è :
1.l’inizio definitivo di una unità inseparabile tra l’uomo e la donna che diventano una carne sola;2.monogamico,l’uomo,infatti,si unirà alla sua donna;
3. una comunione totale di amore e di vita:diventare una sola carne non indica semplicemente l’unione sessuale,ma una unione totale in prospettiva psicologica -spirituale e fisica,nella volontà e nell’azione;4.indissolubile:unirsi nel linguaggio biblico indica un rapporto incondizionato di fedeltà[cfr Deut 10,20;11,22;13,5;30,20];5. il luogo legittimo della sessualità.

La poligamia.
Fa la prima apparizione nella discendenza riprovata di Caino:Lamek  si prese due mogli:una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla. Lamek,degno discendente di Caino, introduce la poligamia e si vanta del suo spirito vendicativo: ho ucciso un uomo per una ferita e un ragazzo per un mio livido.[Genesi4,19.23]

Al tempo dei Patriarchi la forma prevalente del matrimonio è quella monogamica,con una certa propensione alla bigamia.
Le molte mogli le troviamo nell’epoca dei Giudici e della Monarchia,ma riservate al re e ai ceti elevati della società,perché un numero elevato di mogli è segno di potenza,di prestigio e di prosperità economica.
La poligamia è praticata in funzione di  procurare una discendenza:Sarai,moglie di Abram,non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar,Sarai disse ad Abram:ecco,il Signore mi ha impedito di avere prole;unisciti alla mia schiava,forse da lei potrò avere figli.[ Genesi 16,1]
La schiava non è proprietà di Abramo,ma di Sarai e pertanto è lei che la cede al marito,perché le dia un figlio,in quanto il figlio della schiava legalmente è figlio della padrona,come viene testimoniato anche in Genesi 30,dove Rachele,non avendo figli da Giacobbe,gli cede la serva Bila e gli dice: unisciti a lei,così che partorisca sulle mia ginocchia e abbia anch’io una prole per mezzo di lei  [3]
Nel libro del Deuteronomio al capitolo 25 leggiamo:Quando i fratelli abiteranno insieme e uno di loro morirà senza lasciare figli,la moglie del defunto non si mariterà fuori con un forestiero;il suo cognato verrà da lei e se la prenderà in moglie [ammessa la poligamia,la vedova potrebbe essere la seconda moglie del fratello che rimane in vita],compiendo così verso di lei il dovere di cognato;il primogenito che essa metterà al mondo andrà sotto il nome del fratello morto,perché il nome di questi non si estingua in Israele.[5-6].
Tuttavia non vengono taciute le conseguenze negative della poligamia:essa turba la pace familiare,infatti la donna sterile è disprezzata dalla sua compagna ed è gelosa della donna feconda,le preferenze del marito vanno inevitabilmente  ad una delle mogli e questo ovviamente crea attriti  nei rapporti familiari.

Nel Nuovo Testamento[NT]
Gesù,1. riferendosi esplicitamente,e al di là della legge di Mosè,al disegno del creatore[Gn 1,2]afferma l’originaria unità ed indissolubilità del matrimonio[Mt 19,1-9;1 Cor 7,10 ss];2. eleva il matrimonio alla dignità di Sacramento,per cui esso è un grande mistero in rapporto a Dio e alla Chiesa[Ef 5,32 ss].


2. il Matrimonio e la Famiglia nell’inegnamento della Chiesa

Facciamo riferimento alla  Costituzione  del Concilio Ecumenico Vaticano  “Gaudium et Spes” , sulla  Chiesa nel mondo contemporaneo del  7.12.1965.
Nella prima parte[nn. 1-46] la Costituzione mette in risalto la dignità dell’uomo e il compito,individuale e sociale,al quale  è chiamato;nella seconda parte[nn 47-52]affronta alcuni problemi particolarmente urgenti del nostro tempo.
Il  primo di questi problemi è proprio la dignità del matrimonio e della famiglia.

N. 47. Matrimonio e famiglia nel mondo d'oggi

Il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare. Perciò i cristiani, assieme con quanti hanno alta stima di questa comunità, si rallegrano sinceramente dei vari sussidi, con i quali gli uomini favoriscono oggi la formazione di questa comunità di amore e la stima ed il rispetto della vita: sussidi che sono di aiuto a coniugi e genitori della loro eminente missione; da essi i cristiani attendono sempre migliori vantaggi e si sforzano di promuoverli. Però la dignità di questa istituzione non brilla dappertutto con identica chiarezza poiché è oscurata dalla poligamia, dalla piaga del divorzio, dal cosiddetto libero amore e da altre deformazioni. Per di più l'amore coniugale è molto spesso profanato dall'egoismo, dall'edonismo e da pratiche illecite contro la fecondità. Inoltre le odierne condizioni economiche, socio-psicologiche e civili portano turbamenti non lievi nella vita familiare. E per ultimo in determinate parti del mondo si avvertono non senza preoccupazioni i problemi posti dall'incremento demografico. Da tutto ciò sorgono difficoltà che angustiano la coscienza. Tuttavia il valore e la solidità dell'istituto matrimoniale e familiare prendono risalto dal fatto che le profonde mutazioni dell'odierna società, nonostante le difficoltà che ne scaturiscono, molto spesso rendono manifesta in maniere diverse la vera natura di questa istituzione. Perciò il Concilio, mettendo in chiara luce alcuni punti capitali della dottrina della Chiesa, si propone di illuminare e incoraggiare i cristiani e tutti gli uomini che si sforzano di salvaguardare e promuovere la dignità naturale e l'altissimo valore sacro dello stato matrimoniale.

N. 48. Santità del matrimonio e della famiglia

L'intima comunità di vita e d'amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dall'alleanza dei coniugi, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale. E così, è dall'atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla società, l'istituzione del matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino. In vista del bene dei coniugi, della prole e anche della società, questo legame sacro non dipende dall'arbitrio dell'uomo. Perché è Dio stesso l'autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini: tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana. Per la sua stessa natura l'istituto del matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento. E così l'uomo e la donna, che per l'alleanza coniugale « non sono più due, ma una sola carne » (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l'intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono. Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l'indissolubile unità. Cristo Signore ha effuso l'abbondanza delle sue benedizioni su questo amore dai molteplici aspetti, sgorgato dalla fonte della divina carità e strutturato sul modello della sua unione con la Chiesa. Infatti, come un tempo Dio ha preso l'iniziativa di un'alleanza di amore e fedeltà con il suo popolo cosi ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione. L'autentico amore coniugale è assunto nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi in maniera efficace siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della sublime missione di padre e madre. Per questo motivo i coniugi cristiani sono fortificati e quasi consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato. Ed essi, compiendo con la forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, penetrati dello spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, ed assieme rendono gloria a Dio. Prevenuti dall'esempio e dalla preghiera comune dei genitori, i figli, anzi tutti quelli che vivono insieme nell'ambito familiare, troveranno più facilmente la strada di una formazione veramente umana, della salvezza e della santità. Quanto agli sposi, insigniti della dignità e responsabilità di padre e madre, adempiranno diligentemente il dovere dell'educazione, soprattutto religiosa, che spetta loro prima che a chiunque altro. I figli, come membra vive della famiglia, contribuiscono pure in qualche modo alla santificazione dei genitori. Risponderanno, infatti, ai benefici ricevuti dai genitori con affetto riconoscente, con pietà filiale e fiducia; e li assisteranno, come si conviene a figli, nelle avversità della vita e nella solitudine della vecchiaia. La vedovanza, accettata con coraggio come continuazione della vocazione coniugale sia onorata da tutti. La famiglia metterà con generosità in comune con le altre famiglie le proprie ricchezze spirituali. Allora la famiglia cristiana che nasce dal matrimonio, come immagine e partecipazione dell'alleanza d'amore del Cristo e della Chiesa renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà degli sposi, che con l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri.

49. L'amore coniugale
I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto, e gli sposi la loro unione matrimoniale con un affetto senza incrinature. Anche molti nostri contemporanei annettono un grande valore al vero amore tra marito e moglie, che si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani costumi dei popoli e dei tempi. Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale. Il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità. Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi anzi, diventa più perfetto e cresce proprio mediante il generoso suo esercizio. È ben superiore, perciò, alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce. Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio. Ne consegue che gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli sposi stessi. Quest'amore, ratificato da un impegno mutuo e soprattutto consacrato da un sacramento di Cristo, resta indissolubilmente fedele nella prospera e cattiva sorte, sul piano del corpo e dello spirito; di conseguenza esclude ogni adulterio e ogni divorzio. L'unità del matrimonio, confermata dal Signore, appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale che bisogna riconoscere sia all'uomo che alla donna nel mutuo e pieno amore. Per tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana si richiede una virtù fuori del comune; è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia per una vita santa, coltiveranno assiduamente la fermezza dell'amore, la grandezza d'animo, lo spirito di sacrificio e li domanderanno nella loro preghiera. Ma l'autentico amore coniugale godrà più alta stima e si formerà al riguardo una sana opinione pubblica, se i coniugi cristiani danno testimonianza di fedeltà e di armonia nell'amore come anche di sollecitudine nell'educazione dei figli, e se assumono la loro responsabilità nel necessario rinnovamento culturale, psicologico e sociale a favore del matrimonio e della famiglia. I giovani siano adeguatamente istruiti, molto meglio se in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell'amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni; così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze.

50. La fecondità del matrimonio
Il matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il dono più eccellente del matrimonio e contribuiscono grandemente al bene dei genitori stessi. Dio che disse: « non è bene che l'uomo sia solo» (Gn 2,18) e «che creò all'inizio l'uomo maschio e femmina » (Mt 19,4), volendo comunicare all'uomo una speciale partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse l'uomo e la donna, dicendo loro: «crescete e moltiplicatevi» (Gn 1,28). Di conseguenza un amore coniugale vero e ben compreso e tutta la struttura familiare che ne nasce tendono, senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a rendere i coniugi disponibili a cooperare coraggiosamente con l'amore del Creatore e del Salvatore che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia. I coniugi sappiano di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla; ciò deve essere considerato come missione loro propria.
E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità e, con docile riverenza verso Dio, di comune accordo e con sforzo comune, si formeranno un retto giudizio: tenendo conto sia del proprio bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede nasceranno; valutando le condizioni sia materiali che spirituali della loro epoca e del loro stato di vita; e, infine, tenendo conto del bene della comunità familiare, della società temporale e della Chiesa stessa. Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi. Però nella loro linea di condotta i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia con forme alla legge divina stessa; e siano docili al magistero della Chiesa, che interpreta in modo autentico quella legge alla luce del Vangelo. Tale legge divina manifesta il significato pieno dell'amore coniugale, lo protegge e lo conduce verso la sua perfezione veramente umana. Così quando gli sposi cristiani, fidando nella divina Provvidenza e coltivando lo spirito di sacrificio, svolgono il loro ruolo procreatore e si assumono generosamente le loro responsabilità umane e cristiane, glorificano il Creatore e tendono alla perfezione cristiana.
Tra i coniugi che in tal modo adempiono la missione loro affidata da Dio, sono da ricordare in modo particolare quelli che, con decisione prudente e di comune accordo, accettano con grande animo anche un più grande numero di figli da educare convenientemente.
Il matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto per la procreazione; il carattere stesso di alleanza indissolubile tra persone e il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò anche se la prole, molto spesso tanto vivamente desiderata, non c'è, il matrimonio perdura come comunità e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e la sua indissolubilità.

51. Accordo dell'amore coniugale col rispetto della vita
Il Concilio sa che spesso i coniugi, che vogliono condurre armoniosamente la loro vita coniugale, sono ostacolati da alcune condizioni della vita di oggi, e possono trovare circostanze nelle quali non si può aumentare, almeno per un certo tempo, il numero dei figli; non senza difficoltà allora si può conservare la pratica di un amore fedele e la piena comunità di vita. Là dove, infatti, è interrotta l'intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli: allora corrono pericolo anche l'educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri. C'è chi presume portare a questi problemi soluzioni non oneste, anzi non rifugge neppure dall'uccisione delle nuove vite. La Chiesa ricorda, invece, che non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine, che reggono la trasmissione della vita, e quelle che favoriscono l'autentico amore coniugale. Infatti Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l'aborto e l'infanticidio sono delitti abominevoli. La sessualità propria dell'uomo e la facoltà umana di generare sono meravigliosamente superiori a quanto avviene negli stadi inferiori della vita; perciò anche gli atti specifici della vita coniugale, ordinati secondo la vera dignità umana, devono essere rispettati con grande stima. Perciò, quando si tratta di mettere d'accordo l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato secondo criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, il significato totale della mutua donazione e della procreazione umana; cosa che risulterà impossibile se non viene coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale. I figli della Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione, non potranno seguire strade che sono condannate dal magistero nella spiegazione della legge divina. Del resto, tutti sappiamo che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati agli orizzonti di questo mondo e non vi trovano né la loro piena dimensione, né il loro pieno senso, ma riguardano il destino eterno degli uomini.

52. L'impegno di tutti per il bene del matrimonio e della famiglia
La famiglia è una scuola di arricchimento umano. Perché però possa attingere la pienezza della sua vita e del suo compimento, è necessaria una amorevole apertura vicendevole di animo tra i coniugi, e la consultazione reciproca e una continua collaborazione tra i genitori nella educazione dei figli. La presenza attiva del padre giova moltissimo alla loro formazione; ma bisogna anche permettere alla madre, di cui abbisognano specialmente i figli più piccoli, di prendersi cura del proprio focolare pur senza trascurare la legittima promozione sociale della donna. I figli poi, mediante l'educazione devono venire formati in modo che, giunti alla maturità, possano seguire con pieno senso di responsabilità la loro vocazione, compresa quella sacra; e se sceglieranno lo stato di vita coniugale, possano formare una propria famiglia in condizioni morali, sociali ed economiche favorevoli. È compito poi dei genitori o dei tutori guidare i più giovani nella formazione di una nuova famiglia con il consiglio prudente, presentato in modo che questi lo ascoltino volentieri; dovranno tuttavia evitare di esercitare forme di coercizione diretta o indiretta su di essi per spingerli al matrimonio o alla scelta di una determinata persona come coniuge. In questo modo la famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e ad armonizzare i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale, è veramente il fondamento della società. Tutti coloro che hanno influenza sulla società e sulle sue diverse categorie, quindi, devono collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia; e le autorità civili dovranno considerare come un sacro dovere conoscere la loro vera natura, proteggerli e farli progredire, difendere la moralità pubblica e favorire la prosperità domestica. In particolare dovrà essere difeso il diritto dei genitori di generare la prole e di educarla in seno alla famiglia. Una provvida legislazione ed iniziative varie dovranno pure proteggere ed aiutare opportunamente coloro che sono purtroppo privi di una propria famiglia. I cristiani, bene utilizzando il tempo presente e distinguendo le realtà permanenti dalle forme mutevoli, si adoperino per sviluppare diligentemente i valori del matrimonio e della famiglia; lo faranno tanto con la testimonianza della propria vita, quanto con un'azione concorde con gli uomini di buona volontà. Così, superando le difficoltà presenti, essi provvederanno ai bisogni e agli interessi della famiglia, in accordo con i tempi nuovi. A questo fine sono di grande aiuto il senso cristiano dei fedeli, la retta coscienza morale degli uomini, come pure la saggezza e la competenza di chi è versato nelle discipline sacre. Gli esperti nelle scienze, soprattutto biologiche, mediche, sociali e psicologiche, possono portare un grande contributo al bene del matrimonio e della famiglia e alla pace delle coscienze se, con l'apporto convergente dei loro studi, cercheranno di chiarire sempre più a fondo le diverse condizioni che favoriscono un'ordinata e onesta procreazione umana. È compito dei sacerdoti, provvedendosi una necessaria competenza sui problemi della vita familiare, aiutare amorosamente la vocazione dei coniugi nella loro vita coniugale e familiare con i vari mezzi della pastorale, con la predicazione della parola di Dio, con il culto liturgico o altri aiuti spirituali, fortificarli con bontà e pazienza nelle loro difficoltà e confortarli con carità, perché si formino famiglie veramente serene. Le varie opere di apostolato, specialmente i movimenti familiari, si adopereranno a sostenere con la dottrina e con l'azione i giovani e gli stessi sposi, particolarmente le nuove famiglie, ed a formarli alla vita familiare, sociale ed apostolica. Infine i coniugi stessi, creati ad immagine del Dio vivente e muniti di un'autentica dignità personale, siano uniti da un uguale mutuo affetto, dallo stesso modo di sentire, da comune santità, cosi che, seguendo Cristo principio di vita nelle gioie e nei sacrifici della loro vocazione, attraverso il loro amore


3. La psicologia della coppia  . La Comunicazione  nel matrimonio

La coppia è un fenomeno di molte società animali,ma è una realtà essenzialmente umana.
Nel capitolo primo della Genesi è solo in riferimento all’uomo che si dice:Dio creò l’uomo a propria immagine[…] Egli li creò maschio e femmina[…] E disse :non è bene che l’uomo sia solo,gli darò un aiuto simile a lui[…] E l’uomo dice:questa è ossa delle mie ossa,carne della mia carne [per indicare l’origine comune].
Questa sarà chiamata donna  [ishah],perché è stata ricavata dall’uomo[ish][psicologia complementare]. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua donna e diventeranno una carne sola [unione tendente all’unità;fusione di amore].
Erano nudi tutti e due ,l’uomo e la donna,e non ne avevano vergogna [psicologia liberante]. È  vero che la coppia è fondata su pulsioni istintuali,che corrispondono ai bisogni della perpetuazione della specie. Ma è altrettanto vero che nella sua forma originaria la coppia esprime il bisogno dell’uomo,maschio e femmina,di vivere fuori da se stesso,cioè oltre i limiti del  suo corpo e del suo spazio,non solo fisico ma anche e soprattutto psicologico,al di là delle sue sensazioni ed impressioni.

La coppia umana:
• E’ naturalmente anche attrazione sessuale con tutto ciò:1. che essa[sessualità]porta alla vita psichica normale o patologica;2. che si configura attorno ad essa[sessualità];3.che deriva dalla sua[della sessualità] presenza o assenza,dalla sua armonia o dai suoi difetti,dalla sua forza o dalla sua fragilità.
• Nasce dall’incontro di due bisogni,ma non si tratta solo di bisogni sessuali.  
• Non riuscirebbe ad essere relegata alla sola vita sessuale  di carattere genitale,ma anche di bisogni psicologici.
La coppia è definita dall’amore.
Qualcuno ha detto che l’amore non può essere definito,perché non accetta vincoli.
Se questo fosse vero non potremmo definire la coppia partendo dall’amore.
Personalmente ritengo che non solo l’amore accetta vincoli,ma è tale proprio perché li accetta.

Quali solo i vincoli dell’amore?
• La stabilità,che consente il vero rapporto dialogico:il dialogo non è il semplice parlare,troppo spesso ci si parla addosso,ma è dirsi la vita.  
L’amore ha bisogno di impegno e di durata: se una brutta si fa amare è sicuramente per sempre.
• Il superamento del semplice rapporto sessuale,ma non della relazione sessuale;
• Il desiderio,cosciente o inconscio,di far evolvere l’altro;
• La necessità di ratificare continuamente la scelta.

Questo è l’amore che fonda e definisce la coppia. Ogni amore partecipa dell’Amore. Ogni eros[rapporto da soggetto a oggetto]riceve luce dall’agape[rapporto da soggetto a soggetto].

La coppia è progetto – promozione data ed accettata.

Quando un uomo e una donna si amano abbastanza per progettare di vivere insieme,di formare una famiglia, progettano l’amore come dialogo,cioè come un rapporto di tutto il loro essere in un arricchimento mutuo. Ognuno entra nella coppia con il proprio bagaglio di modo che l’essere e l’avere dell’uno  interagisce con l’essere e l’avere dell’altro.

NB
La distanza di sicurezza:l’uomo è certamente un animale sociale,ma non sopporta nessuno se non a distanza psicologica di sicurezza;si percepisce disagio quando la vicinanza  psicologica degli altri diventa eccessiva;bisogna rispettare sempre il perimetro di protezione.

Il dialogo è sempre un “trialogo”:l’io,il tu e l’ambiente psicologico dell’io e del tu.

Le disposizioni per la crescita della coppia.
• Il realismo:bisogna saper guardare,accettare e governare la realtà senza pessimismo e senza ottimismo;solo così abbiamo la possibilità di migliorarla.
• La sincerità:la menzogna produce menzogna e le menzogne scavano quel baratro nel quale prima o poi si cade. Per dire il vero bisogna essere veri.
• L’attenzione per l’atro:stima e rispetto nella comprensione reciproca;rispetto della vita e della qualità della vita.
• La ricerca continua per arricchire di nuovi contenuti l’amore:nessuno conosce ed è conosciuto mai abbastanza,nessuno ama ed è amato mai abbastanza.
• La  gratificazione dei bisogni fondamentali: certe coppie funzionano come una società in fallimento:non c’è più nulla da investire e allora si svende.
• Per superare questa crisi è necessario dimenticare,ricordare,ripartire.
• Vincere la stagnazione psicologica:ab assuetis non fit passio.
• La pazienza: non bisogna mai entrare con violenza nel recinto chiuso,ma avere la pazienza ed aspettare che l’altro ci faccia entrare.
I bisogni fondamentali.

• biologici[mangiare,bere,dormire,ripararsi dal freddo o dal caldo…ecc.]:sono omeostatici[una volta gratificati cessano,per poi ripresentarsi di nuovo].
• di sicurezza: stabilità,dipendenza,protezione,libertà dalla paura,dall’angoscia,dal caos;
• di affetto:amore,appartenenza;
• di stima[che si fonda sull’autostima e nel tempo stesso la sostiene e l’alimenta];
• di autorealizzazione;
• cognitivi.

Confronto tra la personalità maschile e femminile

La personalità è intesa come l’insieme di tutte le funzioni psichiche  e si spiega dalla funzione naturale essenziale che un essere è chiamato a compiere.,di uscire fuori dall’egocentrismo

L’uomo ha bisogno:1. di comandare,2. di assumersi delle responsabilità,3. di parlare in nome della famiglia,4. di ampliare la sua personalità;5. di uscire fuori dal suo fondamentale egocentrismo [l’uomo rimane sempre un po’ preadolescente - adolescente.

[Cfr. La crescita dell’affettività]

La donna ha bisogno:1. di dominare[a modo suo],2. di presenza,3. di sicurezza,4. di protezione,4. di dedizione instancabile,anche se talvolta inquieta,5. di amor proprio che,come osserva Virgilio,la porta a nascondersi pur mostrandosi,6. di dare spazio sicuro al suo allocentrismo:il suo centro di interesse è sempre un essere vivo e concreto distinto da sé,che possa rendere felice e farla felice,amare ed essere amata.

Gina Lombroso a proposito del bisogno allocentrico della donna scrive:La donna che non ha alcuno per cui appassionarsi,che non ha alcuno cui dedicarsi e che a lei si dedichi,che non ha modo di impiegare i suoi istinti altruistici,la sua intuizione,la sua attività,i suoi tesori d’affetto,che non ha un amore nella vita,s’inasprisce e si deforma fisicamente e moralmente. Dal punto di vista dell’intelligenza qualcuno ha detto:l’uomo ragiona con la testa,la donna con il cuore. E Pascal aggiunge:il cuore ha ragioni che la ragione non comprende. Questo è il motivo per cui spesso la donna agli occhi dell’uomo appare illogica,tendenziosa,soggettiva,parziale,non serena e questo addebito la ferisce,perché in realtà la donna,dall’alto della sua intuizione,  sente di essere logica,chiara,oggettiva,serena e imparziale. Il freddo ragionamento,la logica geometrica,un’intelligenza non riscaldata,non vivificata dal cuore è percepita dalla donna come inganno,come trappola,come  spada nel fianco e,siccome da quest’arma non sa,non può difendersi,aggredisce,si inasprisce,ammutolisce,annuisce,china la testa e abbassa lo sguardo,ma dentro rimane amareggiata e delusa. L’uomo è portato a cogliere l’essenziale,a fare sintesi. La donna,invece,analizza,osserva,interiorizza ogni particolare,per cui basta,a volte,una pennellata oscura,un tassello fuori posto,per offuscare tutto il quadro.


NB
Questo confronto tra la personalità maschile e quella femminile:
• è necessariamente schematico ed incompleto;
• non può essere minuziosamente riscontrato in ogni singola realtà,perché:
• la natura è sempre più complessa e più ricca di ogni classificazione;
• la personalità è una realtà dinamica,che non si lascia ingabbiare da classificazioni;
• nella realtà non si riscontrano personalità maschili al 100% e personalità femminili al 100%.
• uomo e donna,personalità maschile e femminile sono complementari e le loro caratteristiche si spiegano con la diversità dei loro compiti e,in parte,con tutta la nostra storia e l’educazione ricevuta.
• l’essere umano porta dentro di sé la voragine della sua incompletezza,il bisogno di una unione nella quale possa realizzarsi e superarsi. È necessario perciò essere in due per trovare e rinnovare l’impegno della vita.

Rapporti umani socialmente difettosi.
• La diffusione o dialogo tra sordi:uno comunica la sua idea,l’altro la propria e nessuno dei due ascolta l’altro.
• La presupposizione o dialogo interno:uno reagisce non a quanto l’altro dice,ma a quanto suppone che voglia dire e,quindi,non sviluppa un dialogo con l’altro,ma con se stesso,attraverso il quale passa dalla vittimizzazione all’ auto-persecuzione.
• L’accomodamento:le scuse che si ripetono.
• Tutto inizia quando l’altro è troppo esigente e non ammette giustificazioni.
• L’influenza:bisogna fare attenzione quando diciamo di seguire i consigli degli altri per scusarci di ciò che abbiamo  o non abbiamo fatto.
• Il meccanicismo:si ha quando l’altro ti interroga mentre sei impegnato e non hai voglia di dialogare.
• La lotta continua:consiste nel crearsi sempre pseudo - motivi di litigio per eludere il vero problema.

Tappe e sviluppo dell’affettività.
• Io sono il mondo:è l’affettività confusa del neonato.
• Io sono gli altri:è l’affettività riflessa del bambino.
• Io sono io:è l’affettività egocentrica del preadolescente e dell’adolescente.
• Io sono io più gli altri:è l’affettività adulta.

Lo Psichismo.
Per psichismo s’intende  tutto il sistema delle attività psichiche consce o inconsce o di una porzione strutturata di esse.
Per gli psicanalisti nello psichismo si hanno tre stadi:
• l’Id o questo:corrisponde alla vastissima zona dell’inconscio;
• l’Ego o Io:lo stadio che arriva alla superficie,al livello delle esperienze consce;
• Super – Ego: coscienza psicologica

I tre stadi dell’Io
• Io genitore
• Io adulto
• Io bambino

4. i beni e le esigenze dell’amore coniugale[dal Catechismo della Chiesa Cattolica 1993]

1643 “L'amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona - richiamo del corpo e dell'istinto, forza del sentimento e dell'affettività, aspirazione dello spirito e della volontà -; esso mira a una unità profondamente personale, quella che, al di là dell'unione in una sola carne, conduce a non fare che un cuore solo e un'anima sola; esso esige l' indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca definitiva e si apre sulla fecondità. In una parola, si tratta di caratteristiche normali di ogni amore coniugale, ma con un significato nuovo che non solo le purifica e le consolida, ma anche le eleva al punto da farne l'espressione di valori propriamente cristiani”.
[Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 13].

1. L'unità e l'indissolubilità del matrimonio

1644 L'amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l'unità e l'indissolubilità della loro comunità di persone che ingloba tutta la loro vita: “Così che non sono più due, ma una carne sola” [Mt 19,6; Gen 2,24 ]. Essi “sono chiamati a crescere continuamente nella loro comunione attraverso la fedeltà quotidiana alla promessa matrimoniale del reciproco dono totale”.

[Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 19].
Questa comunione umana è confermata, purificata e condotta a perfezione mediante la comunione in Cristo Gesù, donata dal sacramento del Matrimonio. Essa si approfondisce mediante la vita della comune fede e l'Eucaristia ricevuta insieme.

1645 “L'unità del matrimonio confermata dal Signore appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale sia dell'uomo che della donna, che deve essere riconosciuta nel mutuo e pieno amore” .

[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49].
La poligamia è contraria a questa pari dignità e all'amore coniugale che è unico ed esclusivo
[ Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 19].

2. La fedeltà dell'amore coniugale

1646 L'amore coniugale esige dagli sposi, per sua stessa natura, una fedeltà inviolabile. E' questa la conseguenza del dono di se stessi che gli sposi si fanno l'uno all'altro. L'amore vuole essere definitivo. Non può essere “fino a nuovo ordine”. “Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l'indissolubile unità”

[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].
1647 La motivazione più profonda si trova nella fedeltà di Dio alla sua alleanza, di Cristo alla sua Chiesa. Dal sacramento del Matrimonio gli sposi sono abilitati a rappresentare tale fedeltà e a darne testimonianza. Dal sacramento, l'indissolubilità del Matrimonio riceve un senso nuovo e più profondo.

1648 Può sembrare difficile, persino impossibile, legarsi per tutta la vita a un essere umano. E' perciò quanto mai necessario annunciare la buona novella che Dio ci ama di un amore definitivo e irrevocabile, che gli sposi sono partecipi di questo amore, che egli li conduce e li sostiene, e che attraverso la loro fedeltà possono essere i testimoni dell'amore fedele di Dio. I coniugi che, con la grazia di Dio, danno questa testimonianza, spesso in condizioni molto difficili, meritano la gratitudine e il sostegno della comunità ecclesiale.
[Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 20].

1650 Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”: Mc 10,11-12 ), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.

1651 Nei confronti dei cristiani che vivono in questa situazione e che spesso conservano la fede e desiderano educare cristianamente i loro figli, i sacerdoti e tutta la comunità devono dare prova di una attenta sollecitudine affinché essi non si considerino come separati dalla Chiesa, alla vita della quale possono e devono partecipare in quanto battezzati.
Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza, per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio.
[Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 84].

L'apertura alla fecondità

1652 “Per sua indole naturale, l'istituto stesso del matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento”
[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]
I figli sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori. Lo stesso Dio che disse: “Non è bene che l'uomo sia solo” [ Gen 2,18 ]e che “creò all'inizio l'uomo maschio e femmina” [Mt 19,4 ], volendo comunicare all'uomo una certa speciale partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse l'uomo e la donna, dicendo loro: “Crescete e moltiplicatevi” [ Gen 1,28 ]. Di conseguenza la vera pratica dell'amore coniugale e tutta la struttura della vita familiare che ne nasce, senza posporre gli altri fini del matrimonio, a questo tendono che i coniugi, con fortezza d'animo, siano disposti a cooperare con l'amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia.
[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].

1653 La fecondità dell'amore coniugale si estende ai frutti della vita morale, spirituale e soprannaturale che i genitori trasmettono ai loro figli attraverso l'educazione.
I genitori sono i primi e principali educatori dei loro figli.
[Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gravissimum educationis, 3].
In questo senso il compito fondamentale del matrimonio e della famiglia è di essere al servizio della vita. [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 28].

1654 I coniugi ai quali Dio non ha concesso di avere figli, possono nondimeno avere una vita coniugale piena di senso, umanamente e cristianamente. Il loro matrimonio può risplendere di una fecondità di carità, di accoglienza e di sacrificio.



5. La sessualità umana[Amore e matrimonio:aspetti morali.
[Dal  Catechismo della Chiesa Cattolica]


L'amore degli sposi

2360 La sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna.
Nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale.
Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento.

2361 “La sessualità, mediante la quale l'uomo e la donna si donano l'uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra fino alla morte”: [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 11]

2362 “Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi” .
[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49].

La sessualità è sorgente di gioia e di piacere: il Creatore stesso[. . .] ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito.
Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro. Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione.
[Pio XII, discorso del 29 ottobre 1951].

2363 Mediante l'unione degli sposi si realizza il duplice fine del matrimonio: il bene degli stessi sposi e la trasmissione della vita. Non si possono disgiungere questi due significati o valori del matrimonio, senza alterare la vita spirituale della coppia e compromettere i beni del matrimonio e l'avvenire della famiglia. L'amore coniugale dell'uomo e della donna è così posto sotto la duplice esigenza della fedeltà e della fecondità.


La fedeltà coniugale

2364 La coppia coniugale forma una “intima comunità di vita e di amore[. . .] fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie”.“E' stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale”
[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].

Gli sposi si donano definitivamente e totalmente l'uno all'altro.
Non sono più due, ma ormai formano una carne sola.
L'alleanza stipulata liberamente dai coniugi impone loro l'obbligo di conservarne l'unità e l'indissolubilità.
[Cf Codice di Diritto Canonico, 1056].
“L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”
[Mc 10,9 ;Cf Mt 19,1-12; 2364 1Cor 7,10-11 ].

2365 La fedeltà esprime la costanza nel mantenere la parola data. Dio è fedele. Il sacramento del Matrimonio fa entrare l'uomo e la donna nella fedeltà di Cristo alla sua Chiesa. Mediante la castità coniugale, essi rendono testimonianza a questo mistero di fronte al mondo.

San Giovanni Crisostomo suggerisce ai giovani sposi di fare questo discorso alla loro sposa: “Ti ho presa tra le mie braccia, ti amo, ti preferisco alla mia stessa vita. Infatti l'esistenza presente è un soffio, e il mio desiderio più vivo è di trascorrerla con te in modo tale da avere la certezza che non saremo separati in quella futura[. ..]
Metto l'amore per te al di sopra di tutto e nulla sarebbe per me più penoso che il non essere sempre in sintonia con te”

[San Giovanni Crisostomo, Homiliae in ad Ephesios, 20, 8: PG 62, 146-147].

La fecondità del matrimonio

2366 La fecondità è un dono, un fine del matrimonio; infatti l'amore coniugale tende per sua natura ad essere fecondo. Il figlio non viene ad aggiungersi dall'esterno al reciproco amore degli sposi; sboccia al cuore stesso del loro mutuo dono, di cui è frutto e compimento. Perciò la Chiesa, che “sta dalla parte della vita”, [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 30] “insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto per sè alla trasmissione della vita”.
[Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 11].
“Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo”
[Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 11].
2367 Chiamati a donare la vita, gli sposi partecipano della potenza creatrice e della paternità di Dio [Cf Ef 3,14; Mt 23,9 ].
“Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, che deve essere considerato come la loro propria missione, i coniugi sanno di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e come suoi interpreti. E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità”
[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 50].
2368 Un aspetto particolare di tale responsabilità riguarda la regolazione della procreazione. Per validi motivi gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli. Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile. Inoltre regoleranno il loro comportamento secondo i criteri oggettivi della moralità:
Quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale .[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 51].

2369 “Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l'atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla paternità” [Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 12].

2370 La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi [Cf ibid., 16] sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è intrinsecamente cattiva “ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” [Cf ibid., 16].

Al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contradditorio, quello cioè del non donarsi all'altro in totalità: ne deriva non soltanto il positivo rifiuto all'apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell'interiore verità dell'amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale. [Tale differenza antropologica e morale tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi periodici] coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili.
[Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 32].

2371 “Sia chiaro a tutti che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini ” .
[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 51].

2372 Lo Stato:
è responsabile del benessere dei cittadini. E' legittimo che, a questo titolo, prenda iniziative al fine di orientare l'incremento della popolazione. Può farlo con un'informazione obiettiva e rispettosa, mai però con imposizioni autoritarie e cogenti. Non può legittimamente sostituirsi all'iniziativa degli sposi, primi responsabili della procreazione e dell'educazione dei propri figli [Cf Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 23; Id. , Lett. enc. Populorum progressio, 37]. In questo campo non è autorizzato a intervenire contrari alla legge morale.



Il dono del figlio

2373 La Sacra Scrittura e la pratica tradizionale della Chiesa vedono nelle famiglie numerose un segno della benedizione divina e della generosità dei genitori .
[Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 50].

2374 Grande è la sofferenza delle coppie che si scoprono sterili.
“Che mi darai? - chiede Abramo a Dio - Io me ne vado senza figli. . . ” [ Gen 15,2 ].
“Dammi dei figli, se no io muoio!” grida Rachele al marito Giacobbe [Gen 30,1 ].

2375 Le ricerche finalizzate a ridurre la sterilità umana sono da incoraggiare, a condizione che si pongano “al servizio della persona umana, dei suoi diritti inalienabili e del suo bene vero e integrale, secondo il progetto e la volontà di Dio”
[Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2].

2376 Le tecniche che provocano una dissociazione dei genitori, per l'intervento di una persona estranea alla coppia (dono di sperma o di ovocita, prestito dell'utero) sono gravemente disoneste. Tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali eterologhe) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono “il diritto esclusivo [ degli sposi] a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro”
[Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2].

2377 Praticate in seno alla coppia, tali tecniche [inseminazione e fecondazione artificiali omologhe] sono, forse, meno pregiudizievoli, ma rimangono moralmente inaccettabili. Dissociano l'atto sessuale dall'atto procreatore.
L'atto che fonda l'esistenza del figli non è più un atto con il quale due persone si donano l'una all'altra, bensì un atto che “affida la vita e l'identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana.
Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e alla uguaglianza che deve essere comune a genitori e figli”.
[Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2].
“La procreazione è privata dal punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è voluta come il frutto dell'atto coniugale, e cioè del gesto specifico della unione degli sposi[. . . ]; soltanto il rispetto del legame che esiste tra i significati dell'atto coniugale, e il rispetto dell'unità dell'essere umano consente una procreazione conforme alla dignità della persona”
[Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2].

2378 Il figlio non è qualcosa di dovuto, ma un dono.
Il “dono più grande del matrimonio” è una persona umana.
Il figlio non può essere considerato come oggetto di proprietà: a ciò condurrebbe il riconoscimento di un preteso “diritto al figlio”.
In questo campo, soltanto il figlio ha veri diritti: quello “di essere il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei suoi genitori e anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento”
[Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, II, 8].

2379 Il Vangelo mostra che la sterilità fisica non è un male assoluto.
Gli sposi che, dopo aver esaurito i legittimi ricorsi alla medicina, soffrono di sterilità, si uniranno alla croce del Signore, sorgente di ogni fecondità spirituale.
Essi possono mostrare la loro generosità adottando bambini abbandonati oppure compiendo servizi significativi a favore del prossimo.

Le offese alla dignità del matrimonio

2380 L' adulterio.
Questa parola designa l'infedeltà coniugale.
Quando due partner, di cui almeno uno è sposato, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio. Cristo condanna l'adulterio anche se consumato con il semplice desiderio [Cf Mt 5,27-28 ].

Il sesto comandamento e il Nuovo Testamento proibiscono l'adulterio in modo assoluto.
[Cf Mt 5,32; Mt 19,6; Mc 10,11; 1Cor 6,9-10 ].
I profeti ne denunciano la gravità. Nell'adulterio essi vedono simboleggiato il peccato di idolatria.
[Cf Os 2,7; Ger 5,7; Ger 13,27 ].

2381 L'adulterio è un'ingiustizia. Chi lo commette viene meno agli impegni assunti. Ferisce quel segno dell'Alleanza che è il vincolo matrimoniale, lede il diritto dell'altro coniuge e attenta all'istituto del matrimonio, violando il contratto che lo fonda. Compromette il bene della generazione umana e dei figli, i quali hanno bisogno dell'unione stabile dei genitori.

Il divorzio
Il Signore Gesù ha insistito sull'intenzione originaria del Creatore, che voleva un matrimonio indissolubile.
[Cf Mt 5,31-32; Mt 19,3-9; Mc 10,9; 2382 Lc 16,18; 1Cor 7,10-11 ].
Abolisce le tolleranze che erano state a poco a poco introdotte nella Legge antica.
[Cf Mt 19,7-9 ].
Tra i battezzati “il matrimonio rato e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte”
[Codice di Diritto Canonico, 1141].

2383 La separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere legittima in certi casi contemplati dal Diritto canonico
[Cf Codice di Diritto Canonico, 1151-1155].
Se il divorzio civile rimane l'unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale.

2384 Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale.

Esso pretende di sciogliere il patto liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l'uno con l'altro fino alla morte. Il divorzio offende l'Alleanza della salvezza, di cui il matrimonio sacramentale è segno. Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente.
Se il marito, dopo essersi separato dalla propria moglie, si unisce ad un'altra donna, è lui stesso adultero, perché fa commettere un adulterio a tale donna; e la donna che abita con lui è adultera, perché ha attirato a sé il marito di un'altra
[San Basilio di Cesarea, Moralia, regola 73: PG 31, 849D-853B].
2385 Il carattere immorale del divorzio deriva anche dal disordine che esso introduce nella cellula familiare e nella società.
Tale disordine genera gravi danni: per il coniuge, che si trova abbandonato; per i figli, traumatizzati dalla separazione dei genitori, e sovente contesi tra questi; per il suo effetto contagioso, che lo rende una vera piaga sociale.

2386 Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; questi allora non contravviene alla norma morale.
C'è infatti una differenza notevole tra il coniuge che si è sinceramente sforzato di rimanere fedele al sacramento del Matrimonio e si vede ingiustamente abbandonato, e colui che, per sua grave colpa, distrugge un matrimonio canonicamente valido .
[Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 84].

Altre offese alla dignità del matrimonio
2387 Si comprende il dramma di chi, desideroso di convertirsi al Vangelo, si vede obbligato a ripudiare una o più donne con cui ha condiviso anni di vita coniugale.

Tuttavia la poligamia è in contrasto con la legge morale. Contraddice radicalmente la comunione coniugale; essa “infatti, nega in modo diretto il disegno di Dio quale ci viene rivelato alle origini, perché è contraria alla pari dignità personale dell'uomo e della donna, che nel matrimonio si donano con un amore totale e perciò stesso unico ed esclusivo” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 19; cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47].
Il cristiano che prima era poligamo, per giustizia, ha il grave dovere di rispettare gli obblighi contratti nei confronti di quelle donne che erano sue mogli e dei suoi figli.

2388 L' incesto consiste in relazioni intime tra parenti o affini, a un grado che impedisce tra loro il matrimonio [Cf Lv 18,7-20 ].

San Paolo stigmatizza questa colpa particolarmente grave: “Si sente da per tutto parlare d'immoralità tra voi. . . al punto che uno convive con la moglie di suo padre!. . . Nel nome del Signore nostro Gesù. . . questo individuo sia dato in balia di Satana per la rovina della sua carne. . . ”[ 1Cor 5,1; 1Cor 5,4-5 ].
L'incesto corrompe le relazioni familiari e segna un regresso verso l'animalità.

2389 Si possono collegare all'incesto gli abusi sessuali commessi da adulti su fanciulli o adolescenti affidati alla loro custodia. In tal caso la colpa è, al tempo stesso, uno scandaloso attentato all'integrità fisica e morale dei giovanetti, i quali ne resteranno segnati per tutta la loro vita, ed è altresì una violazione della responsabilità educativa.

2390 Si ha una libera unione quando l'uomo e la donna rifiutano di dare una forma giuridica e pubblica a un legame che implica l'intimità sessuale.
L'espressione è fallace: che senso può avere una unione in cui le persone non si impegnano l'una nei confronti dell'altra, e manifestano in tal modo una mancanza di fiducia nell'altro, in se stesso o nell'avvenire?

L'espressione abbraccia situazioni diverse: concubinato, rifiuto del matrimonio come tale, incapacità a legarsi con impegni a lungo termine
[Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 81].

Tutte queste situazioni costituiscono un'offesa alla dignità del matrimonio; distruggono l'idea stessa della famiglia; indeboliscono il senso della fedeltà. Sono contrarie alla legge morale: l'atto sessuale deve aver posto esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla Comunione sacramentale.

2391 Parecchi attualmente reclamano una specie di “ diritto alla prova ” quando c'è intenzione di sposarsi.

Qualunque sia la fermezza del proposito di coloro che si impegnano in rapporti sessuali prematuri, tali rapporti “non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna, e specialmente di proteggerla dalle fantasie e dai capricci”.
[Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 7].

L'unione carnale è moralmente legittima solo quando tra l'uomo e la donna si sia instaurata una comunità di vita definitiva.

L'amore umano non ammette la “prova”. Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro.
[Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 80].




6. Il Matrimonio nell’ordinamento giuridico canonico e civile.

Introduzione

Innanzitutto  facciamo la distinzione tra Diritto ecclesiastico e Diritto canonico.
Il Diritto ecclesiastico Comprende quelle norme con le quali lo Stato regola le manifestazioni di culto soprattutto sotto il profilo della loro conformità o non-conformità all’ordine pubblico e determinate attività umane,come,ad esempio,il matrimonio.
Il Diritto canonico  Comprende le norme che regolano la vita della Chiesa in tutte le sue manifestazioni.

Dopo il Concilio Vaticano II[1962-1965] si rese necessaria la revisione del Codice del 1917 e nel 1963 fu istituita una apposita Commissione,che ultimò i lavori  nel 1980.
La bozza presentata al papa ebbe ulteriore revisione e il 25 Gennaio 1983 dal papa Giovanni Paolo II fu pubblicato l’attuale Codice,che entrò in vigore il 27 Febbraio 1983.

È  suddiviso in 7 Libri,per un totale di 1752 canoni.
Per l’interpretazione ufficiale del Codice fu istituita un Commissione speciale nel 1917.

Il Matrimonio nell’ordinamento civile italiano oggi.

In  Italia il Codice del 1942 prevedeva come unico motivo di scioglimento del Matrimonio la morte di uno dei coniugi,quindi riconosceva l’ indissolubilità del Matrimonio.
Nel 1970 una nuova legge ha introdotto il divorzio come rimedio al fallimento della vita coniugale.
Nel 1974 un Referendum popolare fu favorevole al mantenimento di tale legge,che venne modificata nel 1978.
La Legge prevede come cause per il divorzio:1. la separazione dei coniugi;2. la condanna di uno dei coniugi per reati gravi o reati contro l’altro coniuge;3. la mancata consumazione del matrimonio.

• Se il matrimonio celebrato è solo civile si parla di scioglimento del vincolo.
• Se il matrimonio celebrato è concordatario si parla di cessazione degli effetti civili.

Il divorzio ha carattere definitivo per cui,ottenuto il divorzio,i due non possono risposarsi tra di loro;ciascuno può,invece,sposarsi con altra persona. I giudici possono obbligare uno dei coniugi[in genere il marito]a versare una somma periodica all’altro coniuge  se versa in difficoltà economica. Tale obbligo cessa se il coniuge beneficiario si  risposa. I figli possono essere affidati ad uno o ad ambo i coniugi divorziati.

Per il matrimonio solo civile requisiti essenziali sono:1.la diversità di sesso;2. il consenso;3. la celebrazione dinanzi ad un ufficiale di stato civile.
In assenza di uno di questi requisiti il matrimonio è nullo.

Condizioni necessarie sono:1. l’età[16 anni per l’uomo  e 14 anni per la donna];2. la capacità mentale;3. la libertà di stato;4. la mancanza di vincoli parentali.
In assenza di uno di queste condizioni il matrimonio è annullabile.

Il Matrimonio concordatario

Per quanto riguarda l’Italia il Matrimonio concordatario,cioè Matrimonio religioso a cui lo Stato riconosce anche gli effetti civili,nasce con Il Concordato o Patti Lateranensi dell’11 Febbraio 1929  tra la Chiesa e lo Stato italiano,a firma del Re Vittorio Emanuele III e di Benito Mussolini e,  per il papa Pio XI, il  Card. Pietro Gasparri.
Questo trattato ,con il quale nasce lo Stato indipendente della Città del Vaticano,fu accolto dalla Costituzione italiana del 1948 all’art. 7,con il voto favorevole del comunisti.
È  stato riformulato nel 1984 a firma del Primo ministro Bettino Craxi e del Segretario dello Stato pontificio Card. Agostino Casaroli.
Il Codice di Diritto Canonico del 1983  regola la materia relativa al matrimonio in 110 canoni[dal canone 1055 al conone1165].
Dopo una prima parte che tratta del Matrimonio in generale[1055-1062] seguono  10

Capitoli.
• Il Capitolo I[1063-1072]tratta della Cura pastorale e gli atti da premettere alla celebrazione del Matrimonio.
• Il Capitolo II[1073-1082]tratta degli Impedimenti dirimenti in genere.
• Il Capitolo III[1083-1094]tratta degli Impedimenti dirimenti in specie.
• Il Capitolo IV[1095-1107]tratta del Consenso matrimoniale.
• Il Capitolo V[1108-1123]tratta della Forma della celebrazione del Matrimonio.
• Il Capitolo VI [1124-1129]tratta dei Matrimoni misti.
• Il Capitolo VII [1130-1133]tratta della Celebrazione segreta del Matrimonio.
• Il Capitolo VIII [1134-1140]tratta degli Effetti del Matrimonio.
• Il Capitolo IX [1141-1155] tratta della  Separazione dei coniugi e si divide in 2 Articoli.

o Art. 1[11411150] tratta dello Scioglimento del vincolo matrimoniale;
o Art. 2[1151-1155] tratta  della  Separazione con permanenza del vincolo.

Il Capitolo X [1156-1165] tratta della  Convalidazione del Matrimonio e si divide in 2 Articoli.
• Art. 1[1156-1160]tratta della Convalidazione semplice;
• Art. 2[1161-1165] tratta della Sanazione in radice.



Leggiamo  e commentiamo alcuni canoni.
Per quanto riguarda la parte generale leggiamo i canoni 1055,1056,1057,  1065 i quali ci ricordano cose che in diversi modi e sotto diversi aspetti  abbiamo già detto.
Per quanto riguarda gli impedimenti dirimenti in specie,cioè gli impedimenti che rendono la persona inabile a contrarre validamente il matrimonio: canoni 1083,1084- 1098,1085,1089,1090,1091…
Per quanto riguarda il consenso:canoni 1095-1104.
Per la forma della celebrazione interessante perché poco noto è il canone  112
Per quanto riguarda gli effetti del matrimonio:canoni 1134-1140
Per quanto riguarda la separazione con permanenza del vincolo: 1152…
Al termine della celebrazione del matrimonio e prima di sottoscrivere l’atto di Matrimonio  il sacerdote che benedice le nozze legge gli articoli del Codice civile che riguardano i diritti e i doveri dei coniugi .

Art. 143 Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono i medesimi doveri.
Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà,all’assistenza morale e materiale,alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti,in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo a contribuire ai bisogni della famiglia.

Art. 144 I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.
A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato.

Art 145. Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere,istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità,dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

 
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